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L’ultima parola

· Per una migliore interpretazione del magistero in «Amoris laetitia» ·

Al momento presente, e in particolare di fronte all’esortazione apostolica Amoris laetitia che raccoglie le riflessioni dei sinodi dei vescovi sulla famiglia del 2014 e del 2015, si sono levate alcune voci pubbliche di critica sotto forma di “dissenso”, e perciò può essere importante riflettere teologicamente su questa delicata questione.

Gustave Doré «Salomone» (1880)

A fare da guida è il documento della Congregazione per la dottrina della fede, l’istruzione Donum veritatis, sulla vocazione ecclesiale del teologo, pubblicato nel 1990 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, che affronta il tema nel capitolo «Il problema del dissenso» (nn. 32-41). Ricordiamo, per inquadrare meglio tutta la questione, che, seguendo la suddetta istruzione, il tipo di magistero applicabile all’esortazione apostolica Amoris laetitia è quello ordinario non definitivo, che ha come obiettivo proporre «un insegnamento, che conduce a una migliore comprensione della rivelazione in materia di fede e di costumi, e direttive morali derivanti da questo insegnamento… [che] anche se non sono garantite dal carisma dell’infallibilità, non sono sprovviste dell’assistenza divina, e richiedono l’adesione dei fedeli» (n. 17).

Si noti come questa precisa descrizione si realizzi in Amoris laetitia e perciò «la volontà di consenso leale a questo insegnamento del magistero in materia di per sé non irriformabile, deve costituire la norma», tenendo presente che comporta «giudizi prudenziali», anche se si annota accuratamente che ciò non significa che «non goda dell’assistenza divina nell’esercizio integrale della sua missione» (Donum veritatis, n. 24, e cfr. articolo sul magistero di Amoris laetitia ne «L’Osservatore Romano» del 24 agosto 2016). Va inoltre notato come Amoris laetitia (n. 3) riconosca una pluralità a livello pratico, poiché esistono «diversi modi e conseguenze» dato che «nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr. Giovanni, 16, 13)».

di Salvador Pié-Ninot

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12 dicembre 2017

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