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L’ultima frontiera della guerra fredda

· Dietro la sfida nucleare del regime di Pyongyang ·

La penisola coreana è l'ultimo bastione della guerra fredda. Dopo cinquant'anni dalla fine del conflitto che provocò oltre due milioni di morti e che si concluse con l'armistizio firmato il 7 luglio del 1953 a Panmunjom, Corea del Sud e Corea del Nord si confrontano ancora militarmente. E pur essendo ridotto alla fame — almeno la metà dei 25 milioni di nordcoreani  soffrono di malnutrizione cronica — il regime di Pyongyang ha finora fatto poco per il disarmo nucleare della penisola. La speranza in una vera svolta nelle relazioni internazionali è stata momentaneamente rafforzata dal cambio al vertice  avvenuto nel dicembre scorso dopo la morte di Kim Jong Il, al quale è succeduto il terzo figlio Kim Jong Un. Ma ignorando tutti gli appelli, lo scorso 13 aprile, il regime comunista ha lanciato un razzo a tre stadi Unha-3  — con una gittata tra i  6.000 e i 9.000  chilometri — che avrebbe dovuto spedire in orbita il satellite Kwangmyongsong (stella splendente). Il test missilistico è fallito — il vettore è esploso pochi minuti dopo il lancio — ma ciò è bastato perché Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone parlassero di provocazione, mentre i ministri degli Esteri del g8 riuniti a Washington hanno chiesto a Pyongyang di astenersi da altre azioni che possano «minare la pace e la stabilità della regione». Secondo quanto denunciato da Seoul, la Corea del Nord si appresterebbe invece a effettuare un nuovo test, questa volta nucleare. Barack Obama, in occasione del vertice sulla sicurezza nucleare svoltosi a fine marzo a Seoul, ha visitato l'ultimo confine della guerra fredda: la zona demilitarizzata che separa dal 1953 le due Coree all'altezza del 38º parallelo. «Siete la frontiera della libertà» — ha detto il presidente degli Stati Uniti rivolgendosi ai militari, sottolineando il netto contrasto esistente tra le due Coree soprattutto in termini di prosperità. La Corea del Nord risponde mostrando i muscoli, con test missilistici, parate militari, inaugurazioni  di gigantesche statue dedicate ai leader del passato. Non sembra quindi che il giovane Kim Jong Un sia propenso a favorire l’apertura del Paese attraverso riforme economiche e politiche e la sospensione del programma nucleare. Una svolta pare quindi lontana, soprattutto per quanto riguarda il cammino di riunificazione tra le due Coree. Mentre a nord la popolazione è costretta alla fame.

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