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L’ultima battaglia di Harry Potter

· Con un finale inquietante e violento si chiude la saga cinematografica nata dai romanzi di Joanne K. Rowling ·

Il finale è epico, con una battaglia degna di una saga dall’ineguagliato successo planetario. Lo scontro definitivo tra le forze del bene e quelle del male è davvero all’ultimo sangue, in un’atmosfera fin troppo dark. I giochi di magia dei maghi bambini non li ricorda ormai più nessuno. I piccoli studenti di Hogwarts sono cresciuti e i sortilegi imparati servono per non soccombere ai malefici del signore oscuro e salvare il mondo dai suoi piani. Quella che si combatte è una guerra vera che mette in campo tutto: uomini, maghi, ragni, draghi, serpenti, giganti, «mangiamorte» e «dissennatori» (malvagie presenze ben note ai fan). E si rischia la vita.

Eccolo, dunque, l’ottavo e ultimo capitolo cinematografico della saga di Joanne K. Rowling, Harry Potter e i doni della morte. Parte seconda , che da mercoledì 13 luglio invaderà anche le sale italiane con un migliaio di copie candidandosi a essere l’ennesimo blockbuster della lunga serie che ha visto sfilare negli anni, più o meno stabilmente, alcuni tra i migliori attori inglesi, come Emma Thompson, Maggie Smith, Jim Broadbent, Michael Gambon, Elena Bonham Carter, Gary Oldman e Ralph Fiennes. Siamo all’attesissima resa dei conti tra il predestinato, l’occhialuto maghetto ormai uomo, e Lord Voldemort, incarnazione del male, alla ricerca dell’immortalità a qualsiasi costo.

La storia ricomincia dov’era finito il precedente capitolo: Voldemort, il signore oscuro, ha appena profanato la tomba di Silente, rubandogli la potente bacchetta magica; Harry Potter riprende con gli inseparabili Hermione e Ron la caccia agli «horcrux», oggetti al cui interno il diabolico nemico ha racchiuso altrettanti pezzi della sua anima e che sono essenziali alla sua immortalità. La scena si sposta nei sotterranei della banca degli elfi, Gringott, per approdare al castello di Hogwarts, dove tutto era iniziato e dove tutto avrà compimento in una sola, lunghissima notte.

Gli appassionati della saga sanno già tutto: per loro la sfida è capire quanto anche quest’ultima pellicola sia fedele al racconto. Finora non si sono lamentati e crediamo non avranno motivo di farlo nemmeno ora. Ma un film ha le sue regole e non è detto che, pur essendo fedele al testo scritto, sia altrettanto affascinante. Come avvenuto con la prima parte de I doni della morte : il risultato sul grande schermo non era stato all’altezza dei capitoli precedenti, probabilmente proprio per aver voluto diluire, a scopo prettamente commerciale, il racconto in due film.

L’episodio era stiracchiato; due ore e mezza in cui si respirava un senso di inconcludenza, con una sola vera scena memorabile: la sequenza in cui viene raccontata la storia dei «doni della morte» attraverso una raffinata animazione, di notevole impatto visivo. Insomma, un film interlocutorio, molto più del precedente Il principe mezzosangue , che però, raccontando il passaggio dei protagonisti dall’infanzia all’adolescenza e offrendo indizi del drammatico epilogo, presentava una storia a suo modo finita e approfondiva la psicologia dei personaggi, mostrandone i tormenti adolescenziali, in un insieme ben riuscito.

Le critiche sembrano aver sortito in generale un benefico effetto sul regista, David Yates, lo stesso dei tre capitoli precedenti, che stavolta non ripete gli errori. A cominciare dalla durata, visto che siamo di fronte al più breve degli otto film. E la qualità complessiva ne guadagna, grazie anche a scene ben confezionate, a effetti speciali calibrati, a un montaggio davvero serrato che non si concede cali di ritmo e di tensione. Si può dire in generale che in questi anni, a parte qualche cedimento, la fattura dei film è andata via via crescendo, adattandosi agli sviluppi narrativi. Stavolta in più c’è il 3d, che però non aggiunge molto.

L’atmosfera, che negli ultimi episodi si era fatta sempre più inquietante e tenebrosa, qui raggiunge il suo massimo in una Hogwarts ridotta a un cumulo di fumanti rovine. Cosa che potrà non piacere a tutti, come peraltro è già avvenuto soprattutto con il film precedente, creando disagio negli spettatori più piccoli. Come pure la morte, che prima era un raro accadimento, quasi un incidente di percorso, qui è protagonista. Nello scontro finale scorre molto sangue e muoiono in tanti: maghetti più o meno cresciuti, professori più o meno esperti. E anche questa deriva sempre più violenta riunisce tutti i motivi per non essere gradita o adatta a tutti.

Quanto ai contenuti, quest’ultimo capitolo svela tutte le carte in tavola: posiziona i pezzi mancanti della storia e smaschera anche quei personaggi finora rimasti ambigui nella lotta tra bene e male, a cominciare dal professor Severus Piton. Soprattutto conferma che non ci sono dubbi per chi parteggiare, e non a caso tutta Hogwarts si schiera a fianco di Harry Potter. Nella saga il male non è mai affascinante e nemmeno alla resa dei conti il maligno appare più attraente. Si confermano invece i valori dell’amicizia e del sacrificio, in un singolare e lungo romanzo di formazione che — attraverso tappe anche dolorose nel confronto con la morte e l’esperienza della perdita — vede l’eroe e i suoi compagni passare dalla giocosa spensieratezza dell’infanzia alla realtà complessa dell’età adulta.

Forse anche per questo la longeva saga ha avuto successo: soprattutto dal 2001, con l’uscita del primo film Harry Potter e la pietra filosofale, molti ragazzi non hanno fatto fatica a empatizzare con Harry, Ron ed Hermione, e a condividerne sogni e preoccupazioni, delusioni e speranze. Quei ragazzi oggi sono cresciuti, di pari passo con i protagonisti del film e certo hanno compreso che la magia è solo un pretesto narrativo, strumentale alla lotta contro un’irrealistica ricerca d’immortalità.

Si chiude, dunque. E per qualcuno, soprattutto per quanti non hanno mai amato la saga, sarà una sorta di liberazione. Di sicuro sarà così per i tre protagonisti Daniel Radcliffe, Rupert Grint e Emma Watson, forse troppo a lungo prigionieri dei loro personaggi. Per loro le magie sono davvero finite. Come per gli inconsolabili fan. Che però si aggrappano fiduciosi alla speranza di un prequel.

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20 agosto 2018

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