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Lula resta a San Paolo

· L’ex presidente brasiliano non si è consegnato alla polizia ·

Il caso dell’arresto di Inácio Luiz Lula da Silva, ordinato dal giudice Sergio Moro perché l’ex presidente cominci a scontare una pena di 12 anni di reclusione, continua a scuotere il Brasile. Lula ha infatti deciso di non consegnarsi alla polizia di Curitiba, come appunto disposto dal giudice, e di rimanere invece rinchiuso nella sede del sindacato dei metalmeccanici alla periferia di San Paolo. Il termine massimo fissato dal magistrato perché Lula si consegnasse è scaduto alle 17 di ieri (ora locale). Tuttavia, l’ex presidente non solo non è andato a Curitiba, ma resta anche rinchiuso da ieri nella sede sindacale, circondato da migliaia di simpatizzanti, senza fare nessuna dichiarazione pubblica.

Secondo uno degli avvocati dell’ex presidente, quello di Lula «non è un atto di ribellione, bensì l’esercizio di un diritto fondamentale di ogni persona, che è quello di preservare la sua libertà». E mentre si moltiplicano le voci su presunte trattative fra avvocati e polizia, gli analisti cercano di capire cosa possa avvenire nelle prossime ore. Anche se i suoi legali affermano che Lula è formalmente a disposizione della polizia federale, fonti ufficiali hanno chiarito che non si intende procedere a un’operazione per arrestare l’ex presidente nella sede sindacale, almeno finché questa sarà circondata da migliaia di manifestanti. Nel frattempo, il presidente della Federazione nazionale delle polizie federali (un organismo sindacale), Luís Antônio Boudens, ha chiarito che malgrado non si sia consegnato Lula non può essere considerato un latitante perché «la condizione di latitante è molto precisa, deve esserci un elemento di rifiuto dell’arresto».

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