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Luglio di sangue

· Milleseicento iracheni morti in un mese ·

Non sono certo dati confortanti quelli resi noti ieri dai ministeri di Sanità, Interno e Difesa iracheni: a causa delle violenze scatenate dai miliziani dello Stato islamico (Is) sono morte oltre 1.600 persone nel mese di luglio. Più di 1.400 vittime sono civili. Molto pesante è anche il bilancio dei feriti, più di duemila. E sempre ieri anche la rappresentanza delle Nazioni Unite ha fornito cifre ancora più drammatiche, visto che si parla di più di 1.700 vittime a luglio. Insomma sono dati che esprimono con cruda evidenza una realtà che rischia di assumere dimensioni ancor più allarmanti se il Governo iracheno non prenderà le giuste contromisure.

Gran parte del nord del Paese risulta essere attualmente nelle mani dei miliziani i quali, in queste settimane, hanno manifestato una furia che si è abbattuta anche sui luoghi di culto e sui monumenti storici. Nello stesso tempo minacciano altri attacchi per procedere a ulteriori conquiste: incoraggiati in ciò, rilevano gli osservatori, anche dalla resistenza assai debole opposta dall’esercito. Un comportamento questo che è stato duramente criticato dallo stesso primo ministro, Nouri Al Maliki, il quale ha minacciato misure punitive.

In questo scenario si sta nel frattempo consumando il dramma dei cristiani iracheni, divenuti l’obiettivo di sistematiche persecuzioni da parte degli jihadisti. Al riguardo è da segnalare che ieri il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, e quello dell’Interno, Bernard Cazeneuve, hanno ricevuto a Parigi diversi rappresentanti della Chiesa cattolica e delle Chiese cristiane d’Oriente: durante l’incontro si è parlato della critica situazione che stanno vivendo nel Paese le minoranze e, in particolare, delle pesanti minacce che gravano sui cristiani.

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05 dicembre 2019

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