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L’Ue non vuole i migranti della Diciotti

· Nessun accordo sul ricollocamento delle persone a bordo e l’Italia sceglie la linea dura ·

Ormai è scontro totale tra l’Italia e l’Unione europea sul caso della nave Diciotti , ormeggiata nel porto di Catania da martedì con a bordo 150 migranti che nessuno vuole accogliere. La riunione dei tecnici di dodici paesi, convocata ieri a Bruxelles per trovare soluzioni a lungo termine sugli sbarchi, si è infatti chiusa con un nulla di fatto. E l’Italia, ancora più isolata, dopo la minaccia del vice presidente del consiglio, Luigi Di Maio, di sospendere il versamento dei contributi italiani all’Ue. Una minaccia già criticata Bruxelles e dalla quale il ministro degli esteri, Enzo Moavero Milanesi, si è smarcato: «Pagare i contributi all’Ue è un dovere legale» ha detto.

Migranti a bordo della Diciotti (Reuters)

Tuttavia il governo è deciso a non mollare. «L’Europa non è riuscita a battere un colpo in direzione dei principi di solidarietà e di responsabilità che pure vengono costantemente declamati quali valori fondamentali. Ne trarremo le conseguenze» ha attaccato il presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, mentre dal Viminale l’esito dell’incontro è stato bollato come «l’ennesima dimostrazione che l’Europa non esiste». «Un ente astratto» l’ha liquidata il ministro Matteo Salvini, deciso ad andare avanti con la linea dura sulla Diciotti, dove ieri alcuni migranti, a bordo dal 16 agosto, hanno rifiutato i pasti per protesta.

Anche Di Maio è intervenuto ribadendo la posizione: «A questo punto l’Italia deve prendersi in maniera unilaterale una riparazione. Non abbiamo più intenzione di farci mettere i piedi in testa. Siamo pronti a tagliare i fondi che diamo all’Ue. Vogliono 20 miliardi dei cittadini italiani? Dimostrino di meritarseli». «Mi auguro sia uno scherzo, non è questo il modo di confrontarsi con l’Europa» ha ribattuto il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. E se il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, presidente di turno del Consiglio Ue, ha minimizzato, sostenendo di dare «poco conto alle minacce, specialmente a minacce del genere», il commissario al bilancio, Günther Oettinger, ha sottolineato che «se l’Italia si rifiutasse di pagare i suoi contributi al budget Ue sarebbe la prima volta nella storia e comporterebbe interessi per ritardi nei pagamenti. Sarebbe una violazione delle obbligazioni dei trattati che condurrebbe a possibili ulteriori pesanti sanzioni».

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