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L’Ue discute su aiuti ai Paesi di origine  e guardie di frontiera

· Attesi sulle coste italiane migliaia di migranti salvati su barconi di fortuna ·

Oltre 2500 migranti provenienti dal Canale di Sicilia sono attesi sulle coste italiane, nei porti siciliani di Palermo, Messina, Augusta, e in quello di Reggio Calabria. Gli sbarchi sono previsti nell’arco di una giornata.

Dopo mesi in cui si parla di partenze dalla Libia e dall’Egitto, c’è una segnalazione che ci porta in Algeria. La Guardia costiera algerina di Annaba, 600 chilometri a est di Algeri, fa sapere di aver sventato due tentativi di migrazione clandestina a nord di Ras el Hamra. Secondo i media algerini, dopo l’inasprimento dei controlli in Libia, la rotta dei migranti si sta spostando verso Tunisia e Algeria. In questo caso, sembra trattarsi di cosiddetti «migranti economici» provenienti dall’Africa sub-sahariana.

Intanto, è cominciato a Palermo l’interrogatorio del presunto boss del traffico di esseri umani, fermato in Sudan ed estradato in Italia, il trentacinquenne eritreo Mered Medhanie.

Sul piano del dibattito politico in Europa in tema di migrazioni, si guarda ormai al vertice di fine mese. I capi di Stato e di Governo si ritroveranno il 28 e 29 giugno. L’obiettivo da raggiungere sembra quello del controllo dei flussi migratori e quello degli accordi per i rimpatri. Per il primo punto, la base di partenza è il documento presentato dalla Commissione che suggerisce di concentrare i fondi europei previsti per la cooperazione con i governi africani ma anche quelli nazionali dei 28 per sostenere i Paesi di origine nel loro impegno a bloccare i flussi. Ma, in vista del vertice, si sta lavorando anche all’ipotesi dell’agenzia delle guardie di frontiera Ue, a difesa delle frontiere esterne dell’Unione. E l’intesa potrebbe arrivare. L’impressione è che il dibattito entri nel vivo al consiglio dei ministri della Giustizia e degli Affari interni Ue, a Lussemburgo, venerdì. L’aspetto più problematico appare il contributo che spetta a ciascuno Stato membro. Alcuni hanno già mostrato una certa riluttanza a tirare fuori risorse nazionali, chiedendo che la contribuzione venga tutta assicurata dal budget Ue. Ci sono poi altre misure da discutere che si potrebbero attuare nell’immediato. Ad esempio, il potenziamento dei centri europei per l’assistenza all’immigrazione sul modello di quello di Agades in Niger e Kassala in Sudan, con la funzione non solo di identificazione e raccolta delle richieste di asilo, ma anche con la possibilità di monitorare eventuali infiltrazioni jihadiste e favorire rimpatri assistiti con l’incentivo del microcredito. Parliamo di un’iniziativa che l’Italia sostiene e che, secondo le stime italiane, potrebbe partire con la disponibilità di un’ottantina di milioni.

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23 maggio 2019

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