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L’Ue apre alla flessibilità

· Nella valutazione delle spese nazionali per i flussi di profughi e migranti ·

L’Unione europea apre sulla concessione di margini finanziari in deroga ai vincoli di bilancio per i Paesi impegnati a fronteggiare l’accresciuto flusso di profughi e migranti. Nel suo intervento di ieri al Parlamento europeo a Strasburgo, il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha chiarito che «il patto di stabilità e crescita sarà applicato tenendo conto degli sforzi straordinari dei Paesi che ne fanno parte. 

Un piccolo  profugo alla frontiera tra Croazia e Slovenia (Epa)

Le regole contengono un margine di flessibilità che verrà utilizzato. Ma fra i grandi Paesi ce ne sono anche alcuni che non fanno abbastanza: solo chi dimostrerà di compiere sforzi avrà diritto alla flessibilità». Oggi, in ogni caso, la portavoce della Commissione, Annika Breidthardt, ha precisato che quelle sulla valutazione delle spese nazionali annunciate da Juncker erano considerazioni «generali sulle norme fiscali, non su casi individuali». «Come dice il presidente, valuteremo caso per caso e non commenteremo mentre la valutazione è in corso», ha spiegato la portavoce. Secondo il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, la crisi «purtroppo non farà che deteriorarsi, e può distruggere conquiste come la libera circolazione delle persone previste dal trattato di Schengen». Per l’ex premier polacco l’Ue rischia un vero e proprio terremoto: «la crisi — ha detto — può creare scosse tettoniche nel panorama politico europeo». Di migranti, oltre che di Siria, hanno parlato ieri pomeriggio a Parigi il presidente francese, François Hollande, e il cancelliere tedesco, Angela Merkel. I due leader hanno condiviso «le stesse posizioni» sulla crisi migratoria e su «quello che deve essere fatto sul piano politico». Lo si è appreso da fonti dell’Eliseo.

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