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L’Ucraina vieta l’ingresso ai russi

· ​Sale la tensione dopo la crisi nel Mare di Azov ·

Dopo avere introdotto il 28 novembre scorso la legge marziale in dieci regioni, l’Ucraina ha imposto il divieto d’ingresso nel paese agli uomini russi tra i 16 e i sessant’anni, il cosiddetto «gruppo di rischio». Fanno eccezione i viaggi per motivi umanitari o per gravi situazioni personali o familiari. L’obiettivo del provvedimento, ha fatto sapere il presidente ucraino, Petro Poroshenko, è impedire ai russi di formare distaccamenti di «eserciti privati» agli ordini del Cremlino.

Gelida la risposta di Mosca. «L’Ucraina rischia di sprofondare nella guerra civile», ha detto il ministero degli esteri russo. E la Russia, dopo l’atto di aggressione contro le navi ucraine nel Mare di Azov, ha respinto ieri la scadenza imposta dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, che ha chiesto di ricevere entro lunedì prossimo informazioni sulle condizioni dei 24 marinai ucraini condotti in una prigione a Mosca. La Corte ha chiesto se i marinai siano stati privati della libertà e, eventualmente, su quali basi sia stata presa questa decisione. Ha inoltre chiesto conferma della notizia che fra i marinai vi siano dei feriti. Il ministero della giustizia russo — precisa un comunicato ripreso dall’agenzia Interfax — ha fatto sapere che invierà una risposta alla Corte di Strasburgo entro un periodo di tempo «adeguato», quando «avrà ricevuto tutte le informazioni necessarie».

L’ufficio stampa del comando interforze ucraino che si occupa della crisi nel Donbass, ha intanto fatto sapere che soldati di Kiev hanno svolto esercitazioni militari nell’area del Mare di Azov. Nella nota si legge che «l’aviazione ha imitato raid nemici contro le unità che proteggono la costa». L’obiettivo delle manovre, secondo l’ufficio stampa, è stato quello di «migliorare la gestione dei sistemi nel corso di sortite del nemico a bassa quota».

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