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L’Ucraina alle urne guardando all’Occidente

· Probabile il ricorso al ballottaggio fra Poroshenko e Tymoshenko ma cresce l'outsider Zelensky ·

L’Ucraina, importante nazione dell’Europa orientale e terra di mezzo tra spazio post-sovietico ed Unione europea, si appresta a vivere un delicato momento per i suoi equilibri politici interni. Il 31 marzo, infatti, i cittadini si recheranno al voto per il primo turno delle consultazioni presidenziali, un appuntamento in grado di determinare quale percorso affronterà il Paese nei prossimi cinque anni. Il capo dello Stato, seppur operando nel contesto di una repubblica semi-presidenziale, rimane una figura di spicco in grado di influenzare le scelte politiche della nazione.

Il Paese, afflitto da una cronica condizione di precarietà economica, vede le principali forze parlamentari operare nell’ambito di un quadro frammentato, con una certa fluidità di movimento degli schieramenti. Sin dal 2014, inoltre, l’Ucraina è alle prese con le gravi tensioni con la Russia riguardanti le sue regioni più orientali, in particolare quelle di Donetsk e Lugansk, dove sono attivi gruppi che si oppongono al governo centrale di Kiev e controllano alcuni territori con sospettati appoggi da oltreconfine. Il conflitto, che ancora perdura, ha causato la perdita di molte vite umane e una crisi della già non rosea economia del Paese. Le relazioni con Mosca, in passato importante partner del governo di Kiev, sono praticamente interrotte anche per la questione della Crimea, annessa dalla Russia sempre nel 2014 dopo un referendum non riconosciuto dalla comunità internazionale.

In questo contesto avrà dunque luogo l’affollata sfida per le elezioni presidenziali, con i candidati chiamati a dare risposte a un elettorato confuso e desideroso di progressi economici. Nel vasto numero di candidati presenti per queste consultazioni spiccano, su tutti, tre nomi che attirano un buon numero di consensi.

Petro Poroshenko, il capo di Stato uscente, ha deciso di ricandidarsi per un secondo mandato. Magnate dell’industria dolciaria, Poroshenko ambisce a continuare il processo di avvicinamento politico dell’Ucraina all’Unione europea e alla Nato e quello di allontanamento da Mosca. Identità nazionale e nazionalismo fanno parte dei discorsi politici del capo di Stato, desideroso di porre fine al conflitto nell’Ucraina orientale e di continuare il processo di riforme.

Yulia Tymoshenko, ex primo ministro nel 2005 e tra il 2007 e il 2010 durante le amministrazioni riformiste di Viktor Yushenko, è un altro dei candidati forti di questa sfida presidenziale. Durante la campagna elettorale ha rivolto critiche alle misure economiche di austerità portate avanti da Petro Poroshenko e ha promesso politiche di aiuto alle fasce più povere della popolazione, come la riduzione del prezzo del gas. La Tymoshenko ha anche avuto modo di criticare l’attuale programma di supporto economico del Fondo Monetario Internazionale nei confronti dell’Ucraina, le cui finanze non navigano in buone acque.

La vera sorpresa di queste consultazioni è però rappresentata da Volodymyr Zelensky, un attore noto al pubblico ucraino per aver preso le parti, in una famosa serie televisiva nazionale, di un insegnante sconosciuto divenuto poi Presidente della Repubblica. Privo di qualunque esperienza politica, Zelensky, secondo alcuni sondaggi, è in testa alle preferenze dell’elettorato, desideroso di trovare quella figura nuova e di rottura che potrebbe generare un cambiamento nel sistema politico nazionale, giudicato da alcuni inefficiente. Il candidato ha condotto la campagna elettorale in maniera innovativa e ha coinvolto il suo elettorato nel corso della stessa.

di Andrea Walton

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24 febbraio 2020

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