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Luce
inestinguibile

· ​L’insegnamento di san Tommaso d’Aquino ·

Tommaso d’Aquino è tra i dottori della Chiesa che hanno inondato quest’ultima di una luce incomparabile e inestinguibile. «Fiore e decoro del mondo», lo definì il suo maestro Alberto Magno. Di fronte alla sua Summa theologiae — per fermarci all’opera più nota, anche se non dottrinalmente più ricca e impegnativa — si rimane ammirati per la molteplicità dei temi, la sottigliezza delle analisi, la penetrazione delle riflessioni. 

Ogni tema si trova scandagliato in tutte le sue sfaccettature nella persuasione che la verità possiede risorse molteplici inesauribili. Né si tratta di questioni artificialmente sollevate col ripetersi infinito e monotono degli utrum o degli interrogativi. Le questioni e gli articoli si ramificano invece per l’esigenza stessa della verità che essi enunciano e racchiudono e che domanda di essere aperta e dispiegata. Tommaso rifugge dal vaniloquio. Gli utrum mirano a illustrare e a snodare la ricchezza interiore di un tema percorso così in tutti i suoi innumerevoli irraggiamenti nell’intento di mostrare e di illustrare tutto quanto vi è incluso.
Certo, il linguaggio è tecnico, scientifico, disposto come dentro una maglia o una griglia rigorosa, si direbbe inflessibile, che non consente smarginature o vaghezze. Certo, potrebbe non mancare chi non lo sopporta e non lo regge. Ma un primo dato, che in ogni caso si impone, è la profonda unità in cui converge e si annoda tutto l’insieme delle linee tracciate e rappresentate dalla varietà e dagli sviluppi argomentativi. Nessuna linea di pensiero si trova puramente accostata o ravvicinata in maniera approssimativa. Ed è il primo gusto che si prova a leggere gli scritti dell’Angelico, anzitutto fortemente occupato all’oggettività delle cose (veritas rerum), nella persuasione, tuttavia, che il riconoscimento di tale oggettività non suscita un atteggiamento di indifferente e insensibile distacco, ma anzi inclina al gusto della verità, in se stessa attraente e capace, proprio in quanto verità, di suscitare compiacimento, soddisfazione e incanto, senza bisogno di sovrapposizioni manipolanti. A contare anzitutto è che una cosa sia vera. Tutto il resto consegue e deriva come da una fonte inesausta e liberante.

di Inos Biffi

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25 marzo 2019

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