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Lottare contro il male ai tempi di internet

· Il cardinale penitenziere maggiore apre il trentesimo corso sul Foro interno ·

L’uomo di ogni tempo fa «esperienza del male intorno a sé e del male in sé» e, in questi ultimi cinquant’anni, con un’accentuazione negli ultimi venti, «per la prima volta l’umanità intera vive un’esperienza mai affrontata prima: quella dell’amplificazione del male attraverso i mezzi di comunicazione, la televisione prima e internet poi».

Lo ha detto il cardinale Mauro Piacenza, penitenziere maggiore, aprendo al palazzo della Cancelleria, nel pomeriggio di lunedì 25 marzo, il XXX corso sul Foro interno, che terminerà venerdì 29 con la celebrazione penitenziale presieduta da Papa Francesco nella basilica vaticana.

Per la prima volta, ha fatto notare il porporato, l’umanità «si trova di fronte all’esperienza del “male universale”, alla quale non è preparata», per la quale «non è stata creata e che, teologicamente parlando, solo Nostro Signore Gesù Cristo ha potuto provare e portare sulla Croce». È fuori dubbio che dietro questi «meccanismi di comunicazione e amplificazione del male ci siano precise strategie di svilimento della ragione e della volontà umane a resistere e a lottare contro il male».

Nel contempo, vi è «il tentativo di far credere che esso sia sostanzialmente invincibile, rappresentando la permanente e definitiva condizione della natura umana». Di fronte a questa esperienza, ha sottolineato il cardinale, come uomini e come pastori della Chiesa, «dovremmo sempre porci la domanda fondamentale: l’uomo è fatto per sopportare tutto questo male?». L’interrogativo è importante: se si è consapevoli che oggi, «navigando mezz’ora in internet, si può ricevere più male di quanto se ne potesse ricevere in un’intera esistenza anche solo un secolo fa».

Ovviamente, ha fatto notare il penitenziere maggiore, «non sto demonizzando lo strumento che, non di rado, può anche essere fonte di conoscenza autentica e perfino di annuncio evangelico». Tuttavia dobbiamo essere consapevoli della «non neutralità di uno strumento, quando esso, in percentuali impressionantemente alte, viene utilizzato per il male e non per il bene, per amplificare il male e mortificare il bene». Tutte le risposte che il pensiero umano, attraverso i filosofi e gli artisti, «ha elaborato nei secoli rispetto al problema del male non hanno trovato adeguato compimento, poiché, sempre coinvolgendo in modo plenario l’uomo ed essendo l’uomo mistero a se stesso, tali risposte apparivano parziali e sostanzialmente insoddisfacenti». Sappiamo, ha sottolineato il cardinale, che solo il cristianesimo, «ancora oggi, offre una risposta esaustiva al mistero del male nel mondo», non tanto attraverso «la sua spiegazione razionale» quanto piuttosto per mezzo della «sua libera assunzione da parte del Dio fatto uomo». Nel cristianesimo, «il male non è spiegato, ma è assunto e vinto dall’evento storico e meta-storico della risurrezione».

Di fronte a uno scenario, nel quale «sembra pervasivo il male», fondamentalmente due sono gli atteggiamenti: da un lato, «c’è chi vive una sostanziale resistenza al male, operando a ogni livello per diminuirlo, marginalizzarlo, sanare le ferite da esso provocato». Dall’altro, c’è chi «tende ad adeguarsi al male, incrementandone, di conseguenza, la diffusione e la forza». Entrambi gli atteggiamenti, «nella misura in cui escludono o non riconoscono che l’unica vittoria sul male è quella di Cristo Crocifisso», rischiano di cadere in «una sostanziale idolatria e non è sempre detto che l’idolatria del bene senza Dio sia in assoluto peggiore dell’idolatria del male».

Che ci sia «una pervasività del male in atto nel mondo mi pare fuori discussione». Ogni ambito della vita è «toccato dal mistero del male, in maniera sempre più evidente e violenta». Basti guardare innanzitutto ai “macro-ambiti”: «dai rapporti tra gli stati alla grande economia internazionale; dalla finanza al commercio delle armi; dalla neo-schiavitù dello sfruttamento delle persone all’equilibrio dei poteri violenti, che creano false tregue». Sia nei macro-ambiti che nei micro-ambiti, ha sottolineato il cardinale Piacenza, «è urgente e necessaria una nuova sensibilità ecologica, che nasca dallo stesso bisogno umano di bene, dal rifiuto umano del male, e sia consapevole che esso non è solo intorno all’uomo, ma anche dentro di lui».

Da parte sua, il reggente Krzysztof Nykiel ha spiegato la natura, i compiti e l’operato della Penitenzieria apostolica. Essa svolge «un servizio strettamente spirituale, direttamente finalizzato a conseguire lo scopo ultimo della missione della Chiesa: la salus animarum». Tutti gli organismi della Curia romana nel loro agire, ha aggiunto, svolgono un’attività mirata alla salvezza delle anime, ma la Penitenzieria «la esercita in un modo più diretto, più immediato». Essa «aiuta e sostiene i fedeli nel loro cammino di riconciliazione con Dio e con la Chiesa», nella consapevolezza che la «riconciliazione, realizzata da Cristo e attuata dallo Spirito Santo», ordinariamente «passa attraverso la mediazione ecclesiale, poiché la Chiesa stessa agisce, nel tempo e nella storia, esclusivamente come corpo unito e in dipendenza dal suo capo, Gesù Cristo Signore».

Per questo, «l’intervento della Chiesa nel perdono dei peccati appartiene alla stessa volontà di Dio». Non si tratta, ha aggiunto monsignor Nykiel, di «una prassi che si è sviluppata con il passare del tempo», né tantomeno «di una forma con la quale si intende centralizzare o burocratizzare il perdono».

La Penitenzieria apostolica, come l’ha definita Papa Francesco, è quel «“Tribunale di misericordia” al quale ci si rivolge per ottenere quell’indispensabile medicina per la nostra anima che è la Misericordia divina!». Essendo Tribunale di misericordia, ha fatto notare, è «in prima linea al servizio dei confessori e dei penitenti e la sua competenza attiene alle materie di Foro interno sia sacramentale sia extra-sacramentale, a seconda che si agisca nell’ambito della confessione o durante la direzione spiritale». Infatti il dicastero più antico della Curia romana, ha concluso il reggente, è essenzialmente un tribunale di misericordia al servizio della vita della Chiesa.

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23 agosto 2019

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