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Lotta
tra disperati

· Violenze tra migranti rohingya e bengalesi ·

Nella generale tragedia delle migrazioni forzate per mare di tanti infelici, s’innestano purtroppo — come spesso accade in tante situazioni umane di crisi — crudeli violenze tra disperati, accomunati da un’identica sorte, ma messi gli uni contro gli altri dalla necessità di arrivare ad appropriarsi di poche, infinitesimali risorse per sopravvivere. 

Migrante approdata sulle coste dell’Indonesia (Ap)

Il racconto di una di queste tragedie è stato fatto dai superstiti di una battaglia tra disperati nel mar delle Andamane, al largo delle coste indonesiane. Una gigantesca rissa per contendersi le poche scorte d’acqua e di viveri è scoppiata giovedì scorso a bordo di uno dei barconi stipati di migranti, da settimane alla deriva. I superstiti approdati nei campi profughi nella provincia di Aceh, nel nord-ovest dell’Indonesia, hanno raccontato che sono morte un centinaio di persone, forse il doppio. A fronteggiarsi sono stati rohingya, la minoranza in fuga dalle persecuzioni nel Myanmar, e bengalesi, in fuga dalla fame nel Bangladesh. Molti sono stati gettati in mare. I sopravvissuti sono stati raccolti dai pescatori che li hanno portati a riva. Le due parti si accusano a vicenda di aver scatenato la rissa. Quale che sia questo aspetto della verità, si tratta comunque di una tragedia legata a una situazione indegna e insostenibile, con «barche piene di donne, uomini e bambini vulnerabili che non possono sbarcare e sono bloccati in mare senza accesso a cibo, acqua e assistenza medica», come si legge in un nuovo appello congiunto diffuso ieri dalle agenzie dell’Onu.

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06 dicembre 2019

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