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Lotta senza tregua per fermare l’Is

· Obama annuncia progressi in Siria e Iraq ·

«Il messaggio è chiaro: chi colpisce gli Stati Uniti o i nostri alleati non sarà mai al sicuro». Con queste poche parole, a meno di 48 ore dai fatti di Parigi e a circa 72 da quelli di Orlando, il presidente Obama ha fatto il punto ieri sulla lotta internazionale al jihadismo e al cosiddetto Stato islamico (Is). Il capo della Casa Bianca ha sottolineato in particolare come l’organizzazione di Al Baghdadi abbia perso in Iraq e Siria circa la metà dei territori controllati. «L’Is — ha spiegato Obama — continua a perdere terreno e finanziamenti». 

Strada di Aleppo distrutta dalle bombe (Reuters)

Intanto proseguono i combattimenti nella città irachena di Falluja, dove sono ancora intrappolati almeno 50.000 civili. Qui si affrontano le truppe regolari irachene, supportate dai curdi e dalla coalizione internazionale a guida statunitense, e i miliziani dell’Is, che hanno preso il controllo dell’area nel 2014. Secondo le ultime notizie oggi i governativi sono riusciti a riconquistare l’area della diga di Fallujah e la zona residenziale a sud della città sunnita. Il generale Raed Shakir Jawdat, capo della polizia irachena, riferisce che le forze di sicurezza sono riuscite a issare la bandiera irachena sulla diga e a liberare numerosi villaggi nei pressi della città. Ma Falluja non è la sola città stretta nella morsa della violenza. La tensione è altissima anche a Baghdad, che recentemente è stata segnata da una serie di attentati. In Siria lo scenario è molto più complesso. I combattimenti si concentrano ora su Raqqa, considerata la principale roccaforte dei miliziani jihadisti. Sulla città si stanno puntando tanto i ribelli e i curdi sostenuti dalla coalizione internazionale a guida statunitense quanto le truppe regolari del presidente siriano Assad supportate dai russi. Sanguinosi scontri sono segnalati anche ad Aleppo e in tutta la zona del confine con la Turchia, dove sembra che l’Is stia preparando una grande offensiva, ammassando uomini e mezzi. C’è poi la situazione a Damasco, dove la cessazione delle ostilità entrata in vigore con l’accordo tra Washington e Mosca è ogni giorno messa in discussione. Secondo diverse ong presenti sul campo, circa 14.000 civili, tra i quali oltre trentamila minori, sono intrappolati nei pressi della capitale, dove si stanno affrontando governativi e ribelli. Dodicimila abitanti del campo profughi di Khan Shieh, a sud-ovest di Damasco, e altri duemila sfollati siriani delle zone vicine, hanno urgente bisogno di soccorso umanitario. Nel campo scarseggiano beni di prima necessità come acqua potabile, cibo, medicine, elettricità. Gli aiuti faticano ancora ad arrivare non solo a Damasco, ma anche in tante altre zone del Paese.

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25 maggio 2019

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