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Lotta per la normalità

· ​Di fronte alla strategia terroristica che insanguina anche l’Europa ·

La capitale del Belgio — città simbolo dell’Unione europea — «colpita al cuore» come ha detto ieri il primo ministro, Charles Michel, vuole tornare a vivere e il giorno dopo le terribili stragi dell’aeroporto e della metropolitana prova un ritorno almeno parziale alla normalità. 

Una donna a Bruxelles durante il minuto di silenzio per le vittime degli attacchi  (Afp)

Oggi a mezzogiorno l’intero Belgio si è fermato per un minuto di silenzio per commemorare le vittime degli attentati. L’omaggio si è svolto in tutti gli uffici e i luoghi pubblici, mentre una folla si è di nuovo riunita nella piazza della Borsa, diventata il simbolo della risposta dei belgi agli attacchi, dove, al termine del minuto di silenzio, è scoppiata in un lungo applauso. «Siamo più che mai determinati, con questo sentimento di dolore profondo, ad agire per proteggere i valori europei» di democrazia e libertà. Il Belgio e la Francia sono uniti dallo stesso dolore e dalla stessa determinazione». Lo ha detto oggi il premier belga, Charles Michel, insieme a quello francese, Manuel Valls, in dichiarazioni alla stampa a Bruxelles. Il Governo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, con le bandiere a mezz’asta, ma questo non ha bloccato la vita cittadina: le scuole e gli uffici sono aperti, così come negozi, bar e ristoranti. Nonostante lo shock la popolazione ha dunque ripreso, seppur lentamente, le proprie attività anche se molte persone sono rimaste a casa, e pure i turisti, presenti numerosi a pochi giorni da Pasqua, sono alle prese con una città in lutto, con i principali musei che restano chiusi. Il bilancio provvisorio degli attacchi, di cui il cosiddetto Stato islamico (Is) ha ieri rivendicato la paternità, è di 31 morti e oltre 270 feriti, ma probabilmente è destinato a crescere per le condizioni gravi in cui versano alcune delle persone ricoverate in ben 25 ospedali 

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23 ottobre 2019

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