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Lotta contro il tempo nelle Filippine

· A Tacloban mancano cibo e acqua potabile ·

A sei giorni dal passaggio del tifone Haiyan sono centinaia di migliaia le persone che restano senza acqua potabile e cibo. Le squadre di soccorso presenti a Tacloban, la capitale della provincia di Leyte, quella maggiormente colpita dalla tempesta, cercano di farsi largo tra le macerie, scavando nel fango per recuperare i corpi di quanti hanno perso la vita nel disastro. Le strade di Tacloban, distrutta al 90 per cento, sono state solo in parte ripulite dai detriti e dalle macerie per accelerare l’accesso di soccorritori per la distribuzione di aiuti, e per stroncare ipotetici focolai di epidemie. Solo il 20 per cento dei 220.000 abitanti riesce però al momento a ricevere i soccorsi in modo continuo. Quasi 11 milioni di persone sono state colpite dal tifone, con un numero di sfollati stimati in quasi 700.000 unità: le agenzie delle Nazioni Unite hanno richiesto rifornimenti urgenti di cibo, acqua potabile e medicine.

Nel Paese «la distruzione è al di là di ogni immaginazione, abbiamo bisogno di tutto». Questo drammatico appello è stato lanciato ieri da monsignor Precioso D. Cantillas, vescovo di Maasin nell’isola di Leyte. «La Caritas filippina — ha detto il presule in un’intervista alla Radio Vaticana — sta inviando prodotti alimentari, acqua, beni di conforto attraverso i centri sociali delle diocesi. Ma, purtroppo, ci sono delle zone con cui non abbiamo ancora nessun contatto». E sulla sepoltura delle tante vittime il vescovo ha raccontato che «molti corpi sono stati seppelliti in fosse comuni». Il tifone non ha ovviamente risparmiato le chiese e la cattedrale di Palo è stata completamente distrutta.

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15 dicembre 2019

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