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Lotta contro i trafficanti
di esseri umani

· Il Papa ribadisce che è un dovere accogliere e integrare i migranti ·

La difesa dei «diritti inalienabili» delle persone, «la garanzia delle libertà fondamentali e il rispetto della loro dignità» sono «compiti da cui nessuno si può esimere»: è questo l’impegno richiesto alla comunità internazionale di fronte al dramma contemporaneo delle «migrazioni forzate, causate da conflitti, disastri naturali, persecuzioni, cambiamenti climatici, violenze, povertà estrema e condizioni di vita indegne». Lo ha ricordato con forza Papa Francesco parlando stamane, martedì 21 febbraio, ai partecipanti al sesto forum internazionale «Migrazioni e pace», organizzato a Roma dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, in collaborazione con i missionari scalabriniani e la Konrad Adenauer Stiftung.

La «natura forzosa di molti flussi migratori contemporanei — ha detto il Papa nel suo lungo discorso — aumenta le sfide poste alla comunità politica, alla società civile e alla Chiesa» e pretende risposte coordinate ed efficaci. In tal senso il Pontefice, dopo aver ascoltato tre testimonianze, ha sottoposto all’attenzione dei presenti i verbi «accogliere», «proteggere», «promuovere» e «integrare». Coniugare questi quattro verbi nei confronti di «fratelli e sorelle che, per ragioni diverse, sono forzati a lasciare il proprio luogo di origine», ha spiegato, è «un dovere di giustizia, di civiltà e di solidarietà». Serve innanzitutto, ha detto il Papa, «un cambio di atteggiamento, per superare l’indifferenza e anteporre ai timori un generoso atteggiamento di accoglienza verso coloro che bussano alle nostre porte». Concretamente, il Pontefice ha suggerito l’attuazione di programmi «di accoglienza diffusa» piuttosto che i grandi assembramenti di richiedenti asilo e rifugiati che rischiano di generare «nuove situazioni di vulnerabilità e di disagio». Fondamentale, ha aggiunto, «è contrastare lo sfruttamento, l’abuso e la violenza» cui sono spesso sottoposti i migranti. Occorre perciò attuare «programmi tempestivi e umanizzanti nella lotta contro i “trafficanti di carne umana” che lucrano sulle sventure altrui».

Ma proteggere «non basta», occorre anche promuovere lo sviluppo umano integrale, a partire dalle comunità di origine, «là dove deve essere garantito, assieme al diritto di poter emigrare, anche il diritto di non dover emigrare», ossia «di trovare in patria condizioni che permettano una dignitosa realizzazione dell’esistenza». E quando si giunge alla necessità dell’accoglienza, ha aggiunto il Papa, bisogna lavorare per una corretta integrazione che «non è né assimilazione né incorporazione», ma «mutuo riconoscimento della ricchezza culturale dell’altro».

Si tratta, in definitiva, di «fare giustizia». Il che significa, ha concluso il Pontefice, «riconciliare la storia con il presente globalizzato, senza perpetuare logiche di sfruttamento di persone e territori che rispondono al più cinico uso del mercato per incrementare il benessere di pochi».

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