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Regno Unito
e lotta al terrorismo

· Esponenti religiosi chiedono linee guida chiare ·

La strategia di prevenzione del terrorismo rischia di alienare le persone e mette troppa pressione a chi, avendo incarichi pubblici, come per esempio nelle scuole, viene invitato a presentare denunce e segnalazioni alle autorità. 

È l’allarme lanciato dall’arcivescovo di Westminster e presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, cardinale Vincent Gerard Nichols, durante un incontro interreligioso svoltosi nella sede dell’arcivescovado e promosso dalla Conferenza episcopale e dalla St. Mary University. All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, Ephraim Mirvis, Chief Rabbi of Great Britain and the Commonwealth of Nations, considerato la massima autorità spirituale e morale ebraica ortodossa in Gran Bretagna, e lo studioso del mondo islamico Syed Ali Raza Rizvi.

Davanti a una sala gremita di partecipanti, il cardinale Nichols ha detto di non avere dubbi che il terrorismo sia una minaccia, ma ha ribadito che la riflessione alla base della politica del Governo per contrastare la radicalizzazione dovrebbe essere più precisa. Secondo il porporato, «siamo a un punto molto delicato, in cui la definizione di ciò che è l’estremismo potrebbe essere seriamente sbagliata». Le misure di prevenzione — parte della strategia antiterrorismo del Governo inglese come di tanti altri Governi occidentali — stanno ricevendo diverse critiche soprattutto per aver reso le istituzioni pubbliche, come scuole e ospedali, responsabili della segnalazione di potenziali esponenti radicali alle autorità.

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21 novembre 2019

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