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Lotta agli sprechi

· Rapporto della Fao sui paesi dell’area mediterranea ·

Roma, 6. È a rischio il futuro dei sistemi alimentari della regione del Mediterraneo. L’allarme è contenuto in un rapporto della Fao, che mette in guardia contro i tanti sprechi causati da una cattiva gestione delle risorse naturali, dagli sprechi alimentari e dalla lenta scomparsa dei saperi tradizionali. Questi rischi devono essere affrontati «adottando una produzione agricola più sostenibile e politiche più forti basate su approcci multisettoriali», sostiene la Fao.

Il mondo, inclusa la regione del Mediterraneo, «si trova davanti a molte sfide; forme diverse di spreco, che riguardano il cibo, le risorse naturali e la conoscenza» che «pongono un ostacolo significativo al raggiungimento della sostenibilità» scrive il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva. Anche lo spreco di capitale umano nella regione — soprattutto per quanto riguarda i giovani — sta gravemente ostacolando lo sviluppo. Questo include disoccupazione, mancanza di acceso all’educazione, fuga di cervelli, scomparsa delle conoscenze locali e delle tradizioni agricole. L’obiettivo, sostiene la Fao, «non è solamente preservare le tradizioni agricole, quanto rinvigorirle per renderle motore dello sviluppo sostenibile e di una nutrizione migliore».

Un altro importante capitolo sono le risorse idriche. L’area del Mediterraneo possiede solo il tre per cento delle risorse idriche mondiali e ospita oltre il 50 per cento della popolazione mondiale affetta da scarsità d’acqua: circa 180 milioni di persone. In varie regioni l’estrazione di risorse idriche dal sottosuolo ha raggiunto il limite di sostenibilità. In agricoltura — il settore che più utilizza risorse idriche — grandi quantità di acqua vengono perse a causa di tecniche errate o di infrastrutture obsolete. «I cambiamenti climatici avranno un ulteriore impatto sulle già limitate risorse idriche».

Il rapporto mette poi in guardia contro «la lenta scomparsa di terre arabili causata dall’avanzare dell’urbanizzazione», oltre che dall’erosione, la salinizzazione e la desertificazione, gran parte delle quali dovute a pratiche agricole non sostenibili. Alcune stime indicano che se i trend attuali continueranno, nel 2020 altri 8,3 milioni di ettari di terra arabile saranno andati persi rispetto al 1960.

Un altro difficile tema è quello dello spreco alimentare, sul quale non esistono cifre precise a livello globale. Invece, i dati a livello di singolo paese indicano un problema serio: in Spagna vanno perse o sprecate circa 7,6 milioni di tonnellate di cibo ogni anno; in Italia 8,8 milioni, in Francia 9 milioni. E anche in Nord Africa e Medio oriente si registrano problemi simili, con 250 chilogrammi di cibo sprecato per famiglia ogni anno.

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