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L’otre
e il vino nuovo

· ​Implicazioni teologiche in «Iuvenescit ecclesia» ·

Giotto, «Nozze di Cana» (particolare,  1303-1305)

Il cardinale Joseph Frings, arcivescovo di Colonia, nei primi giorni del concilio Vaticano II, riferendosi al progetto allora in discussione — lo schema De fontibus Revelationis, sulle fonti della Rivelazione — citò un detto divenuto abbastanza famoso: Tonus est qui facit musicam (È il tono che fa la musica). Questa espressione trova una buona applicazione nel recente documento Iuvenescit ecclesia della Congregazione per la dottrina della fede: nel solco del magistero, soprattutto di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, in merito ai doni gerarchici e carismatici, il testo ha trovato un tono la cui chiarezza e positività destano interesse. E ciò non è così scontato. Infatti, negli ultimi cinque decenni talune affermazioni di vescovi, sacerdoti, teologi sui nuovi movimenti ecclesiali e sulle nuove comunità spirituali avevano un tono quasi da foglio di istruzioni farmaceutiche: il rimedio sebbene sia vivamente raccomandato, viene poi accompagnato dall’elenco di una serie di possibili effetti collaterali, tali che il malato avveduto preferisce rinunciare al farmaco offerto.

di Achim Buckenmaier

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19 maggio 2019

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