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​L’Osservatore come lasciapassare

· Nei ricordi di padre Antonio Stefanizzi oggi centenario ·

In occasione del suo centesimo compleanno, festeggiato il 18 settembre, Papa Francesco gli ha inviato un telegramma di auguri «unendosi spiritualmente al Suo rendimento di grazie al Signore per i numerosi doni ricevuti in tanti anni di feconda esistenza e di generoso ministero» svolti specialmente «nell’ambito dei mezzi di comunicazione sociale», si legge nel testo del messaggio. Il destinatario è padre Antonio Stefanizzi, «un pezzo di storia della Città del Vaticano» come l’ha definito Filippo Rizzi su «Avvenire» del 16 settembre. La storia di padre Antonio, un gesuita fisico e matematico prestato alla Santa Sede per oltre mezzo secolo, è davvero singolare.

Antonio Stefanizzi accanto a Paolo vi nel centro di Santa Maria di Galeria

A 35 anni viene nominato alla guida dell’emittente radiofonica vaticana. «Rammento ancora la sorpresa di quella designazione anche per me», racconta Stefanizzi al giornalista di «Avvenire», citando un aneddoto che riguarda anche il nostro giornale. «Ricordo che per superare le iniziali diffidenze e “resistenze” della gendarmeria vaticana dovetti mostrare una copia dell’Osservatore in cui era scritto, in forma ufficiale, che il nuovo direttore della Radio del Papa ero io».

Padre Stefanizzi racconta con quale certosina attenzione Pio xii curasse i testi dei radiomessaggi e di come fosse disposto a registrare tutto di nuovo pur di correggere anche una sola parola sbagliata o male interpretata. «Lo dobbiamo fare non per noi ma per la storia» diceva Pacelli. «Quante telefonate, a ore impreviste, arrivavano da Castel Gandolfo. Prima di raggiungere la cornetta mi veniva annunciato che era “La Persona”, cioè il Papa». Ma Stefanizzi descrive Pio xii anche come un uomo capace di grandi gesti di paternità spirituale. «Mi torna in mente l’arguzia ma anche la sua ironia per il fatto che non conoscessi le canzoni napoletane o di come colse di sorpresa anche l’allora dirigente dell’Azione Cattolica Luigi Gedda, quando annunciò all’insaputa di tutti, tra cui il sottoscritto, che da oggi, era il primo maggio del 1955, san Giuseppe era il nuovo patrono dei lavoratori cattolici».

«Cento anni sono un traguardo non comune», scrive padre Federico Lombardi in un lungo articolo accessibile in rete su «Il Sismografo» in cui ripercorre gli anni della formazione del gesuita pugliese. Nato a Matino, in provincia di Lecce, in una famiglia numerosa, già a quindici anni viene ammesso al noviziato della Provincia napoletana della Compagnia di Gesù a Villa Melecrinis al Vomero. Anche suo fratello Angelo, di due anni più giovane, percorrerà la stessa strada quattro anni dopo: partirà presto per lo Sri Lanka, dove trascorrerà 58 anni nella missione locale condividendo la vita degli agricoltori della zona centrale dell’isola, che l’avevano affettuosamente soprannominato “padre Gandhi”. Padre Antonio rimarrà sempre profondamente unito e affezionato al fratello missionario, tornato alla casa del Padre il 3 febbraio di sette anni fa.

Concluso il noviziato, Antonio percorre le tappe abituali della formazione dei gesuiti. L’ordinazione sacerdotale ha luogo il 7 luglio 1946. Segue un periodo di insegnamento presso il Pontificio Seminario Pio XI, a Reggio Calabria, affidato ai gesuiti (1946-1948), a cui segue nel 1949-1950 un tempo di perfezionamento negli studi scientifici a New York alla Fordham University.

«In questo periodo — scrive padre Lombardi — risulta che si dedicasse a ricerche sui raggi cosmici sotto la direzione del Premio Nobel Victor F. Hess, ma assai gustoso è il suo racconto in cui brilla lo spirito del fisico sperimentale (piuttosto che teorico): sembra che quando pioveva o nevicava dovesse girare per New York con un grande imbuto e una bottiglia, per raccogliere personalmente campioni di acqua piovana o neve da sottoporre a esami e misure».

Al ritorno in Italia è destinato all’insegnamento di materie scientifiche alla Pontificia Università Gregoriana di Roma (1951-1953). Fino a quando, il 29 marzo del 1953, viene nominato direttore della Radio del Papa.

La mia missione oggi — conclude padre Antonio rispondendo alle domande di Filippo Rizzi — è quella di «pregare per la Chiesa e la Compagnia di Gesù ma anche di sentirmi pronto all’incontro ultimo e festivo con il Signore. Ho accettato come norma di vita una frase che avevo letto in un libro spirituale: servire Cristo nel Vicario di Cristo. Credo di aver adempiuto, per quanto potevo, a questo impegno».

di Silvia Guidi

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16 settembre 2019

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