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L’ospedale nella roccia

· Nel museo Sziklakórház a Budapest testimonianze degli anni del conflitto mondiale e della guerra fredda ·

Ha dato riparo e cure a migliaia di persone in momenti drammatici della vita della città

Ci sono molti modi per ripercorrere la storia di una città, nel tentativo di approfondirne momenti topici e grandi scelte. Per Budapest, dal 2008 esiste una via particolarmente eloquente nella sobria testimonianza che restituisce. Si chiama Sziklakórház (tradotto in Hospital in the rock ): è un sito sotterraneo scavato nella roccia della Collina di Castello, facente parte del sistema di caverne tradizionalmente utilizzate dalla popolazione di Buda come cantine. Studiando la mappa di questo reticolo di locali durante la Seconda guerra mondiale, ci si accorse della potenzialità di questo spazio, che fu così utilizzato prima come nosocomio di guerra durante l’assedio della città e in seguito riaperto per alcuni mesi nel 1956 al tempo della rivoluzione.

Particolarmente duro fu il lavoro dell’ospedale durante l’assedio di Budapest per mano dell’Armata Rossa tra il 29 dicembre 1944 e il 13 febbraio 1945 quando l’aspra resistenza delle forze tedesche e ungheresi ebbe proprio nel Castello di Buda uno dei suoi punti di forza. L’assedio venne rotto l’11 febbraio, ma fu tutto inutile: il 90 per cento dei soldati asserragliati morì per le strade di Buda. In questo periodo fu estremamente importante l’operato del dottor Friedrich Born (1903-1963), diplomatico svizzero delegato della Croce Rossa Internazionale in Ungheria dal maggio 1944, riconosciuto Giusto tra le Nazioni dallo Yad Vashem.

Per la tortuosità del tracciato, il museo è visitabile solo con una visita guidata (in ungherese o inglese), che inizia con la proiezione di un filmato che, attraverso immagini di repertorio, spiega la storia del luogo. Segue la vestizione dei visitatori con cappotti prestati dal museo: per quasi due ore, infatti, la temperatura media sarà di 15 gradi. La prima parte della visita riguarda l’ospedale ben ricostruito. Senza finestre, ma con generatori e un complesso sistema di aerazione, i locali restituiscono la tenacia e la gratuità della lotta contro il tempo e i mezzi quasi inesistenti per dare rifugio e salvare vite. La seconda parte della visita riguarda invece il bunker antiatomico costruito durante la Guerra fredda, completato nel 1962 durante la crisi dei missili a Cuba. Anche qui l’impatto è forte: pur conoscendone la storia,  per chi non era ancora nato allora è sempre sorprendente avvicinarsi al terrore polverizzato degli anni della Guerra fredda .

È una visita significativa quella a Sziklakórház. Quando esci dal museo (restituendo il vecchio e umido cappotto) il sole ti accoglie, benevolo ma consapevole: è il saluto di una città che ha cercato di resistere agli orrori e alle crudeltà della sua frastagliata storia. Che è, chiaramente, un po’ anche la nostra.

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