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L’oro nero non brilla più

· Ondata di vendite travolge il comparto delle materie prime ·

Per il settore delle materie prime, quella di ieri è stata una giornata di fuoco e fiamme. Pesanti vendite hanno colpito non solo i metalli preziosi, ma anche mais e cotone. Il prezzo del petrolio, che una settimana fa era ai massimi dall’estate 2008, ha perso quasi il nove per cento: il Brent ha chiuso a 110,80 dollari a barile, mentre il Wti (Western Texas Intermediate) è calato addirittura sotto la soglia dei cento, attestandosi a 99.80 dollari. Una fuga di massa degli investitori le cui motivazioni risultano ancora poco chiare.

Il prezzo del greggio ha chiuso ieri in forte calo alla Borsa di New York, lasciando sul terreno dieci dollari in poche ore. I prezzi — sottolineano gli analisti — sono tornati sui livelli di un paio di mesi fa, prima delle spinte al rialzo innescate dalla crisi libica. I fattori che si nascondono dietro un simile ribasso sono molteplici: dagli sviluppi del conflitto in Nord Africa al timore che la lotta all’inflazione avviata dalla Cina abbia ripercussioni sulla crescita e quindi sulla domanda di idrocarburi, dall’inatteso aumento delle scorte statunitensi, al rafforzamento del dollaro sul mercato dei cambi. Insomma, la situazione si presta a molteplici letture.

L’Opec (organizzazione che raccoglie i Paesi esportatori) potrebbe rialzare i suoi tetti produttivi al suo prossimo vertice di giugno, per convincere i mercati della serietà dei suoi sforzi per far scendere i prezzi e frenare la spirale inflattiva. Finora il cartello si è limitato a ripetere che la sospensione delle forniture libiche non ha determinato limitazioni all’offerta sui mercati. Tuttavia, alcuni Paesi membri, a partire dai sauditi, intendono fare di più per frenare il caro petrolio.

Ma l’ondata di ribassi non ha colpito soltanto il greggio. Quella di ieri è stata una giornata molto amara anche per i metalli preziosi. L’oro ha lasciato sul terreno oltre 33 dollari scendendo a 1.483 dollari l’oncia. L’argento è precipitato ieri di oltre il dieci per cento sul mercato spot londinese, aumentando così a quasi il trenta per cento le perdite dall’inizio della settimana.

La Fao, intanto, ha reso noto che i prezzi alimentari sono rimasti quasi invariati nel mese di aprile, dopo il calo di marzo seguito ad otto mesi consecutivi di aumenti. L’Indice Fao si è fermato a una media di 232 punti, quasi invariato rispetto a marzo, ma in rialzo del 36 per cento rispetto all’aprile 2010 e in calo dello due per cento rispetto al febbraio 2011. Il calo del prezzo dello zucchero e di quello del riso hanno contribuito a stabilizzare l’indice.

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