Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

L’ora delle risposte

· Potrebbero essere novecento i migranti annegati nel naufragio di un peschereccio al largo della Libia mentre l’Europa resta divisa ·

Il dolore del Pontefice che chiede alla comunità internazionale di agire con decisione per evitare nuove tragedie nel Mediterraneo

Potrebbero essere novecento le vittime del terribile naufragio avvenuto tra sabato e domenica al largo della costa libica, in quella che senza dubbio è la più grande tragedia dell’immigrazione nel secondo dopoguerra. Una sciagura consumatasi alle porte di un’Europa che mostra tutta la sua debolezza, se non inconsistenza, nel rispondere al grido di soccorso che si leva dal Mediterraneo. Manca infatti un accordo politico nell’Unione — al cui interno coesistono spinte contrastanti spesso dominate dall’individualismo — su come rispondere, oltre la retorica, a queste tragedie. Il cui bilancio potrebbe essere molto più grave senza l’impegno e il coraggio profusi in questi mesi dagli uomini e dalle donne della Marina militare italiana.

Migranti soccorsi sugli scogli di Rodi all’indomani della tragedia nel canale di Sicilia (Reuters)

E «un accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con decisione e prontezza onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi» è stato lanciato ieri da Papa Francesco, dopo la recita del Regina caeli in piazza San Pietro. «Sono uomini e donne come noi — ha detto il Pontefice esprimendo il proprio dolore per l’accaduto — fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre. Cercavano la felicità».

Questa mattina sono giunte a Malta le prime 24 salme, mentre arriveranno a Catania nelle prossime ore i ventotto superstiti del barcone affondato. Nell’area della tragedia stanno operando 17 mezzi di soccorso nel tentativo di trovare ancora qualche superstite, ma le speranze dei soccorritori sono ormai minime.

Nelle prime ricostruzioni si era parlato di almeno settecento morti, ma un superstite del Bangladesh, ricoverato ieri in ospedale a Catania, ascoltato dai magistrati ha parlato di circa 950 persone a bordo del barcone affondato.

Un’altra situazione delicata è stata invece segnalata da Joel Millman, portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), secondo cui nelle ultime ore è giunta una richiesta di aiuto da parte di un barcone con trecento migranti a bordo al largo della Libia.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE