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L’opposto
del giudizio

· Punti di resistenza - Il Gruppo Oltre e la cura delle dipendenze ·

In Veneto, da oramai qualche tempo, è attivo il Gruppo Oltre, formato da uomini e donne che operano nel settore delle tossicodipendenze e che cercano di avvicinarsi al problema con un approccio multidisciplinare. O forse semplicemente,

e meravigliosamente, umano. Perché ridurre un individuo a sintomo, pensare che la medicina possa da sola risolvere tutto, pur nella sua indiscutibile importanza, è quantomeno parziale. Il loro approccio tenta quotidianamente di rimettere al centro la persona, i suoi bisogni profondi, le sue fragilità, perché la tossicodipendenza è spesso la risposta sbagliata a domande giustissime, perché chi cade nella schiavitù della droga, dell’alcol, è molte volte un individuo che vive in solitudine,

e drammaticamente, la sua condizione umana, sino a trasformarla in una patologia. Il Gruppo Oltre offre aiuto a chi sprofonda nelle sostanze, si batte per ridurre lo stigma sociale che da tanti anni marchia a fuoco il tossicodipendente, sino a farne il reietto da allontanare, l’uomo peccatore e insalvabile, una minaccia sociale che non si vuole nemmeno incrociare per strada. Perché il tossico, l’alcolizzato, nel proprio dolore autoindotto, non merita né pietà né possibilità di perdono. Il centro della questione, in fondo, è questo. Non può esistere attività di accoglienza e recupero che non passi attraverso l’esercizio più alto e grande di tutti. Il perdono. Ovvero l’opposto del giudizio, della condanna così facile da affibbiare. Il perdono concede a chi abbiamo di fronte la grandezza che merita: di nostro simile, fratello, che chiede solo di essere aiutato. Il perdono è il primo passo, poi c’è la sfida vera, quella che non chiama in causa solo la nostra formazione, o la nostra professionalità. La vera sfida è l’amicizia. Offrire a chi vive nella difficoltà la nostra essenza, la nostra disponibilità umana, e cristiana. Essere disposti a ridere e piangere per quelli che accogliamo nella nostra vita. Quello che con i miei occhi ho visto qualche sera fa, attraverso il bellissimo esempio del Gruppo Oltre. Mi sono ritrovato a parlare con alcuni di loro, fra educatori e ragazzi con problemi di dipendenza, e quello che mi ha colpito, scandalizzato, è proprio questo voler condividere l’esperienza della realtà dalla stessa parte. Non professionisti e malati, o peggio ancora casi clinici, ma uomini e donne che vivono nella volontà di servire il prossimo. Quando ci siamo salutati, è stato naturale, istintivo, offrire a loro quel che loro hanno offerto a me attraverso i loro sguardi, nudi, provati, umanissimi. L’offerta della mia amicizia, quella che passa e passerà sempre attraverso il calore di un abbraccio, di una presenza pronta a farsi viva, per tutto il tempo che avremo da vivere.

di Daniele Mencarelli

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14 novembre 2019

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