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L’opposizione vince in Thailandia

· La sorella di Thaksin Shinawatra sarà il nuovo premier ·

Yingluck Shinawatra sarà la prima donna a guidare il Governo della Thailandia. Il partito da lei guidato, il Puea Thai, ha infatti vinto le elezioni politiche di ieri, ottenendo 265 seggi dei 500 seggi in Parlamento. Il partito democratico del primo ministro in carica, Abhisit Vejjajiva, ha ottenuto 159 seggi, mentre i rimanenti sono distribuiti tra una decina di formazioni minori.
Il Puea Thai («per i thailandesi») il nuovo nome del Thai rak Thai («i thailandesi amano i thailandesi»), il partito fondato a suo tempo da Thaksin Shinawatra, fratello del prossimo premier, il maggiore imprenditore televisivo thailandese che riuscì a sua volta ad arrivare al Governo nel 2001, a giudizio concorde degli osservatori internazionali grazie proprio al peso determinante esercitato dal suo impero mediatico. Nel 2005 fu rieletto, ma un anno dopo fu costretto da un intervento militare a lasciare il Paese — dal quale fuggi portando con se immani capitali, compreso un carico d’oro — inseguito da accuse di corruzione e abuso di potere confermate da sentenze della magistratura.
Ciò nonostante, Thaksin Shinawatra, che vive oggi a Dubai e per il quale non sono mai state accolte le richieste di arresto e di estradizione — non ha mai perso i suoi sostenitori. Poco più di un anno fa, i militari misero fine con la forza alle proteste delle «camicie rosse», i militanti del Puea Thai, dopo violenti disordini nella capitale Bangkok che provocarono una novantina di morti.
I militari hanno comunque accettato il responso delle urne di ieri e non sembrano intenzionati ad opporsi a un Governo del Puea Thai, secondo quanto ha assicurato il ministro della Difesa uscente ed ex capo di stato maggiore dell’esercito, Prawit Wongsuwan. «Posso assicurare che i militari non hanno alcun desiderio di debordare dal ruolo che è stato loro assegnato», ha detto il ministro, aggiungendo che «l’esercito accetta i risultati delle elezioni e posso annunciare con chiarezza che non abbiamo mai accarezzato l’idea di fare alcunché possa danneggiare il Paese».
Anche Abhisit Vejjajiva ha ammesso la sconfitta e ha lasciato oggi la guida della sua formazione politica: «Il partito ha ottenuto meno seggi che alle precedenti elezioni e ne assumo la responsabilità dimettendomi», ha dichiarato il premier uscente.
Sulla vittoria di Yingluck Shinawatra, entrata in politica appena due mesi fa, pesano comunque accuse di brogli. La commissione elettorale ha reso noto di aver ricevuto 1.900 denunce in cinque province nordoccidentali, quelle dove il Puea Thai ha maggior seguito. Se la commissione elettorale stessa e la magistratura dovessero trovarle fondate, potrebbe addirittura cambiare il risultato finale delle elezioni.
Tuttavia, queste appaiono al momento ipotesi remote e con scarso fondamento nei fatti. Sembrano esserci infatti pochi dubbi sul significato del voto. Gli osservatori concordano nel ritenere che dalla popolazione sia arrivato un duplice forte segnale di bocciatura dal Governo del partito democratico e della tradizionale ingerenza militare nella vita politica del Paese. Oltre al consenso per il Puea Thai, c’è infatti il segnale rappresentato dall’affluenza alle urne, oltre il 75 per cento, la più alta mai registrata in elezioni in Thailandia.
Secondo molti osservatori, le ragioni della disfatta del Governo uscente, che ha coinvolto anche i partiti minori della coalizione, sono da ritrovarsi nella costante difesa da parte del partito democratico dei privilegi tradizionali, nell’aperto sostegno delle forze armate, nell’incapacità di ascoltare le richieste pressanti della popolazione contadina e operaia che lo scorso anno furono alla base della protesta delle «camicie rosse» repressa militarmente nel cuore di Bangkok. Secondo molti commentatori, di fronte a tale situazione hanno un peso relativo anche i massicci finanziamenti che Thaksin Shinawatra continua a far arrivare dall’estero al partito oggi guidato da sua sorella. L’ex premier, comunque, ha dichiarato oggi da Dubai che non ha alcuna intenzione di cercare di tornare personalmente al potere. Nelle sue prime dichiarazioni dopo il voto, Yingluck Shinawatra ha confidato di aver ricevuto una telefonata di congratulazioni dal fratello, il quale ha parlato di «duro lavoro che abbiamo ancora davanti».
«Il popolo mi ha dato una possibilità, io farò del mio meglio e lavorerò per l’unità e la riconciliazione», ha aggiunto Yingluck Shinawatra, la quale ha già annunciato di aver raggiunto un accordo preliminare con altri quattro partiti minori — il Chartthaipattana (19 seggi), il Chart Pattana Puea Pandin (7), il Palangchon (7) e il Mahachon (1) — per formare una coalizione governativa che avrà in in Parlamento 299 seggi su 500. Alcuni dirigenti di questi partiti hanno già confermato pubblicamente l’accordo. Il nuovo Governo dovrà comunque affrontare enormi sfide, compresa quella dei costi delle promesse fatte in campagna elettorale, dall’aumento del salario minimo ai computer per tutti gli alunni.

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