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L’opposizione
chiede il sostegno dell’esercito

· Messaggio di Leopoldo López ai militari alla vigilia di due giorni di sciopero generale contro Maduro ·

Migliaia di venezuelani attraversano il ponte Simón Bolívar per recarsi in Colombia (Afp)

«Vi invito a non essere complici della distruzione della repubblica, di una frode costituzionale e della repressione». È questo il messaggio che il leader dell’opposizione venezuelana Leopoldo López ha rivolto, con un video diffuso attraverso i social media, ai membri dell’esercito. Un chiaro segno del livello al quale è giunta la crisi politica e istituzionale nel paese e che rischia di precipitare ulteriormente dopo la decisione del presidente, Nicolás Maduro, di arrestare due dei nuovi giudici supremi eletti dall’opposizione antichavista. López, che si trova agli arresti domiciliari dallo scorso 8 luglio dopo almeno tre anni di prigione, ha chiesto ai militari di ribellarsi ai dettami del governo e di sostenere le riforme proposte dall’opposizione. «State sicuri che avrete il sostegno dei cittadini e della costituzione» ha detto López nel messaggio. Intanto l’opposizione ha indetto per mercoledì e giovedì un nuovo sciopero generale contro il governo. Sono attese migliaia di persone in piazza e c’è il timore di scontri. Non è semplice spiegare che cosa stia accadendo in questo momento in Venezuela. Gli elementi sono molti e tutti intrecciati fra loro. In primo luogo lo scontro istituzionale tra il governo e i partiti che formano la Mesa de la Unidad Democrática (coalizione antichavista che detiene il controllo del parlamento). Al momento, sono due i principali temi del confronto: la riforma costituzionale e il tribunale supremo. Maduro ha proposto di riscrivere la costituzione e ha fissato per il prossimo 30 luglio le elezioni per l’assemblea costituente. L’obiettivo della riforma — nell’intento di Maduro e dei suoi sostenitori — sarebbe quello di arginare il potere della classe dirigente dell’opposizione. Lo scorso 16 luglio un referendum simbolico dell’opposizione ha bocciato (con una maggioranza di oltre il 98 per cento e un’affluenza di sette milioni di persone) il progetto della costituente. Il voto ha suscitato anche la reazione di Washington. 

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13 dicembre 2019

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