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L’opposizione venezuelana
chiede fermezza
al Gruppo di Lima

· ​Dopo i violenti disordini al confine con il Brasile e la Colombia ·

Julio Borges, rappresentante del leader dell’opposizione del Venezuela Juan Guaidó presso il Gruppo di Lima, chiederà oggi all’organismo «posizioni di fermezza, che prevedano un aumento delle pressioni diplomatiche e l’uso della forza contro il regime, per aver bloccato l’assistenza umanitaria e aver generato una violenza senza precedenti nelle nostre frontiere». La richiesta sarà avanzata nell’ambito della riunione del Gruppo prevista per oggi a Bogotá. Borges ha sottolineato l’intenzione di «usare la presenza del vicepresidente degli Usa, Mike Pence, del presidente Iván Duque Márquez e dei ministri degli Esteri del Gruppo di Lima per chiedere il varo di azioni più decise», perché «quello che è successo» con il respingimento degli aiuti «deve portare alla definizione di una strategia più determinata e immediata».

C’è grande attesa per il summit al quale Pence ha assicurato la sua presenza, ribadendo la necessità di lottare contro il regime di Nicolás Maduro. «Chiederemo alla comunità internazionale in maniera formale di tenere aperte tutte le opzioni per arrivare alla liberazione della patria», ha preannunciato Guaidó su Twitter, al termine di una giornata segnata da disordini, ai confini del Venezuela con Colombia e Brasile, tra esercito venezuelano e attivisti che tentavano di far entrare aiuti alimentari nel paese. Nato nella capitale peruviana l’8 agosto 2017 per trovare una soluzione pacifica alla crisi in Venezuela, il Gruppo di Lima contava originariamente dodici paesi: Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Messico, Panamá, Paraguay e Perú. A loro si sono poi aggiunti Guyana e Santa Lucia. Il Gruppo è sostenuto da Stati Uniti, Barbados, Grenada, Giamaica e Uruguay, oltre che dall’Organizzazione degli Stati americani (Osa) e dall’Unione europea. Intanto il governo peruviano ha «fermamente condannato» il gesto di respingere l’assistenza umanitaria per il Venezuela, da parte del «regime usurpatore e dittatoriale di Nicolás Maduro», oltre alla «violenta repressione» e agli «attentati contro i diritti umani dei venezuelani» da parte delle autorità di Caracas.

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08 dicembre 2019

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