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L’opposizione chiama in piazza la popolazione

· ​Martedì manifestazioni in tutto il Venezuela ·

Il leader dell’opposizione del Venezuela, Juan Guaidó, riconosciuto da una parte della comunità internazionale come presidente ad interim del paese, non ha escluso la possibilità di una sua richiesta di intervento armato per risolvere la crisi istituzionale a Caracas. «Facendo uso della nostra sovranità, nell’esercizio delle nostre competenze, faremo il necessario», ha detto in una intervista rilasciata all’agenzia di stampa Afp. Secondo la Reuters, che cita fonti dell’amministrazione degli Stati Uniti, Washington starebbe tenendo contatti diretti con membri del regime e dell’esercito venezuelano invitandoli ad abbandonare il regime di Nicolás Maduro e preparando sanzioni per aumentare la pressione. L’amministrazione Trump, aggiunge la fonte, si aspetta ulteriori defezioni militari nel campo di Maduro. 

Guaidó ha intanto rivolto un appello alla popolazione a scendere in piazza martedì contro il regime. In un tweet il leader dell’opposizione ha fissato l’appuntamento per le 10, sottolineando l’intenzione di continuare nella protesta «fino a raggiungere il nostro obiettivo». Al tempo stesso ha fatto riferimento agli aiuti umanitari bloccati dal regime al confine con la Colombia dicendo che «spetta alle forze armate nazionali permettere alle loro famiglie di ricevere l’aiuto di cui hanno bisogno». Sull’argomento è intervenuto anche l’ambasciatore degli Stati Uniti a Bogotá, Kevin Whitaker, chiedendo all’esercito venezuelano di consentire l’ingresso dei beni di prima necessità.
Maduro, da parte sua, ha definito una «trappola avvelenata» il programma di aiuti annunciato dagli Stati Uniti. «Il Venezuela non permetterà lo show dei falsi aiuti umanitari, perché non siamo mendicanti», ha aggiunto il presidente sostenendo che non esiste «nessuna crisi umanitaria» e che l’emergenza è stata «creata ad arte» dagli Stati Uniti per giustificare «l’intervento».
Il presidente della Federazione internazionale della Croce rossa e della Mezzaluna rossa, Francesco Rocca, ha difeso l’azione umanitaria nel paese e in una nota ha invitato le parti coinvolte nella crisi «a rispettare la natura neutrale, imparziale e indipendente del lavoro umanitario della Croce Rossa nel paese». Intervenendo in una conferenza stampa a Caracas, Rocca ha detto che «l’obiettivo della Croce rossa in Venezuela, come in tutto il mondo, è rispondere ai bisogni delle persone, senza riguardo per il loro status sociale o le loro opinioni politiche». «Questo impegno per i principi umanitari, per la neutralità, l’imparzialità e l’indipendenza — ha aggiunto — significa che i volontari della Croce rossa ricevono fiducia e sono in grado di raggiungere comunità e persone bisognose». «Il nostro lavoro non è politico. Non politicizzateci», ha concluso.
Intanto il Tribunale supremo di giustizia (Tsj)del Venezuela ha dichiarato «nulle» le nomine di «rappresentanti diplomatici» fatte da Guaidó. Il presidente della Sala Constitucional del Tsj, Juan José Mendoza, ha detto che chi ha accettato queste cariche è perseguibile per tradimento.
La pronuncia giunge a seguito di provvedimenti assunti dall’Assemblea nazionale nelle ultime settimane. L’An ha infatti nominato rappresentanti diplomatici in 13 paesi e, secondo fonti dell’opposizione, si preparerebbe a nominare il deputato Antonio Ecarri Bolívar come rappresentante in Spagna.
Sul fronte diplomatico c’è attesa per l’arrivo a Caracas dei rappresentanti del Gruppo di contatto per il Venezuela guidato dall’Unione europea (Gic). Il Gic, che riunisce paesi europei e latinoamericani, sta lavorando per l’invio di una missione tecnica che dovrà prendere «i contatti necessari con i rilevanti attori venezuelani» allo scopo di «stabilire le garanzie necessarie per un processo elettorale credibile nel tempo più breve possibile» e permettere «la consegna urgente» di assistenza umanitaria.

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