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L’opera
del tradimento

· ​Una rilettura del libro di Mario Brelich ·

In questo tempo, in cui si sono infittite riletture delle Scritture sacre da parte di scrittori o studiosi di materie non attinenti alla teologia o all’esegesi, può venire la curiosità di rileggere un importante libro appartenente a questa tipologia uscito più di quarant’anni fa – presso Adelphi nel 1975 e più volte ristampato – cioè L’opera del tradimento di Mario Brelich (1910-1982, fratello di Angelo, lo storico delle religioni), artista e autore di pochi ma intensissimi libri di soggetto biblico.

Fernando Botero «Il bacio di Giuda» (2010-2011)

Brelich affronta con coraggio, profonda cultura teologica, esegetica e antropologica il problema centrale della passione di Cristo, quello del tradimento di Giuda, identificandosi nel protagonista del suo scritto, un famoso detective che affronta il tema come se fosse un’indagine giudiziaria. Da questo punto di vista gli riesce più facile prendersi la libertà di analizzare il ruolo del traditore, indicandone innanzi tutto la totale assenza di necessità per garantire la morte e quindi la resurrezione di Cristo.
Giuda non ha niente da raccontare ai sacerdoti che loro già non sapessero, e i tentativi di imprigionare Gesù già si erano susseguiti durante i suoi anni di vita pubblica, rivelando l’intenzione aggressiva del sinedrio contro di lui. Per di più, la cifra pattuita per il tradimento è talmente irrisoria che non può certo essere considerata un attendibile movente economico. Allora, a cosa serve Giuda? Chi è? Perché la sua azione è necessaria, se tutto sarebbe potuto avvenire anche senza di lui?
Per rispondere a queste domande l’investigatore analizza i protagonisti della scena, a cominciare da Dio Padre, per poi passare a Gesù e a Giuda stesso, servendosi esclusivamente delle testimonianze bibliche e degli approfondimenti teologici successivi, ma applicando tutte le sottigliezze e le astuzie a cui poteva ricorrere un profondo conoscitore della storia delle religioni e della psicologia degli esseri umani quale era.
Certamente il personaggio che suscita maggiore interesse, e che è anche quello meglio delineato, è Gesù, del quale Brelich descrive in modo geniale la complessa oscillazione interiore fra identità, e quindi debolezza, umana e consapevolezza, all’inizio incerta poi sempre più sicura, dell’origine divina. La conferma della discendenza divina egli la trova soprattutto nella realizzazione letterale delle Scritture, dei testi profetici, ed è proprio per garantire che la morte avverrà esattamente come è stato profetizzato che la presenza attiva di Giuda si rivela indispensabile.
La figura di Giuda viene definita da Brelich attraverso un intreccio fra fato e intenzionalità, cioè fra antica alleanza, mondo che stava finendo, e nuova alleanza, quella che Gesù è venuto a stabilire con l’umanità. Giuda sta a metà fra i due mondi, ma in fondo appartiene ancora al mondo del Padre. L’apostolo prima scelto da Gesù stesso e poi traditore — ma l’autore fa balenare l’ipotesi che sia stato scelto proprio per realizzare il tradimento — è quindi un essere complesso e inquietante proprio per la sua solo parziale consapevolezza della orribile azione che sta compiendo. Questo non perché dubiti che Gesù è figlio di Dio, ma perché si illude, in un certo senso, di eseguire la sua volontà.
Brelich non svela e risolve questa contorta personalità né nel senso della totale condanna, né in quello — presente fin dall’antichità nei testi gnostici e recentemente ripreso dal romanzo Giuda di Amos Oz — dell’assoluzione.
L’aspetto più peculiare di questo libro sta nella sapiente capacità di rintracciare nella vicenda di Gesù sia le radici mitologiche sia quelle storiche, senza mai cadere nei pericoli di una analisi esterna e razionalista. Brelich infatti rimane sempre un narratore emozionato e partecipante, ben consapevole di interpretare l’evento più misterioso ma anche più importante della storia umana. Dimostrando così che si può credere e al tempo stesso cercare di capire, e così trovare, in vicende tanto note da sembrare ovvie, nuove chiavi di lettura che dischiudono nuove scoperte spirituali.
E stanno proprio in questa complessità, approfondita passo dopo passo dall’investigatore protagonista del libro, l’interesse principale dell’autore e la scoperta in cui sa coinvolgere il lettore.
La parte meno convincente del testo è invece quella dedicata a Satana, del quale Brelich recupera in un certo senso l’identificazione “progressista” con Prometeo, cara agli esoteristi ottocenteschi, senza apportare prove convincenti né analisi originali.
Con questo libro comunque egli non si limita a una volgarizzazione attraente delle Scritture, ma dimostra come un ventaglio ampio di letture scientifiche, aperto a tutti i contributi, possa diventare un requisito fondamentale per far amare e capire meglio, al lettore, i testi fondanti del cristianesimo. 

di Lucetta Scaraffia

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22 agosto 2019

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