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L’Opac accelera le indagini a Duma

· Gli esperti dell’Onu chiedono di riesumare i corpi delle vittime del presunto attacco chimico ·

Gli esperti dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) intendono riesumare i cadaveri di alcune delle vittime del presunto attacco chimico del 7 aprile scorso nella città siriana di Duma, nel Ghouta orientale, per portare avanti le loro indagini. Si tratterebbe di una procedura mai realizzata prima. A rendere nota l’iniziativa è stato ieri il capo dell’organizzazione, Ahmet Üzümcü, in una lunga intervista al «Financial Times». Üzümcü non ha precisato se le autorità siriane abbiano già concesso il permesso per le riesumazioni e, nel caso, in quali modalità queste dovrebbero avvenire. Si è limitato a sottolineare che gli esperti dell’Opac hanno raccolto finora «un centinaio di campioni ambientali» nell’area che si presume sia stata colpita dall’attacco, in cui — secondo fonti degli attivisti — sarebbero state uccise decine di persone.

Gli ispettori dell’Opac hanno «il compito di stabilire se siano state utilizzate armi chimiche e di quale tipo, ma non chi sia l’eventuale responsabile» dell’attacco, ha chiarito Üzümcü. Gli specialisti in armi chimiche «ritengono che un esame diretto sui corpi potrebbe fornire prove sull’eventuale uso di cloro o gas nervini come il sarin». Al momento «stiamo cercando di capire se è possibile riesumare i cadaveri e prelevare campioni biomedici» ha sottolineato Üzümcü, secondo il quale potrebbe essere necessario ancora un mese per arrivare a un rapporto completo su quanto accaduto il 7 aprile. «Si tratta — ha detto il capo dell’Opac — di un processo molto delicato, ed è per questo che siamo molto cauti. Sebbene i nostri esperti abbiano potuto in passato assistere ad alcune autopsie, questa è la prima volta che potremmo avere corpi riesumati». L’Onu, nel frattempo, chiede moderazione e attende il risultato delle indagini dell’Opac.

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