Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

L’Onu sostiene la tregua in Siria

· In attesa dei colloqui di pace nel Kazakhstan ·

Il cessate il fuoco negoziato da Russia e Turchia con l’avallo dell’Iran sembra tenere per il quarto giorno consecutivo: le forze di opposizione non hanno dato seguito alla minaccia di non rispettare la tregua che domenica ha ricevuto l’appoggio del consiglio di sicurezza dell’Onu. 

L’inizio del nuovo anno nella città di Aleppo liberata dai ribelli (Afp)

L’accordo di cessate il fuoco, il terzo in sei anni di guerra, è il primo che non ha coinvolto Stati Uniti e Nazioni Unite, un riflesso della crescente influenza di Mosca nella regione dopo la sua lunga campagna aerea che ha consentito alle forze del presidente Bashar Al Assad la riconquista di Aleppo. Questa vittoria ha rafforzato la posizione di Damasco preparando la strada per colloqui di pace che dovrebbero tenersi entro il mese nella capitale del Kazkhstan, Astana. Il voto del Palazzo di Vetro, che all’unanimità dà il benvenuto al cessate il fuoco, riflette uno scenario mondiale mutato al quale ha fatto riferimento il nuovo segretario generale Antonio Guterres nel messaggio inaugurale del suo mandato rivolto ai leader mondiali: «che cerchino la pace innanzitutto». I quindici membri del consiglio di sicurezza si erano espressi all’unanimità a supporto degli sforzi di Russia e Turchia per porre fine alle violenze in Siria. La risoluzione aveva ricevuto il sì anche dell’amministrazione Obama, ma la rappresentante statunitense Michele Sison, numero due dell’ambasciatrice Samantha Power, aveva espresso perplessità perché i dettagli dell’accordo raggiunto tra Russia e Turchia non sono ancora stati resi pubblici. Queste stesse perplessità e incertezze sul ruolo dell’Onu avevano spinto i membri occidentali del consiglio di sicurezza a eliminare la parola “endorsment” dalla risoluzione che chiede anche «il rapido accesso, senza ostacoli e in condizioni di sicurezza» degli aiuti umanitari.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE