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L’Onu sollecita una ripresa del dialogo israelo-palestinese

· Il segretario generale Ban Ki-moon in Vicino Oriente incontra i principali leader politici ·

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha esortato ieri, all’inizio di una nuova missione in Vicino Oriente, israeliani e palestinesi a riprendere i colloqui preparatori di pace ad Amman. «Spero che i colloqui, andati avanti con cinque incontri, possano continuare e che essi portino a seri negoziati per raggiungere un accordo su una soluzione con due Stati entro la fine dell’anno, come auspicato dal Quartetto» ha detto Ban Ki-moon durante una conferenza stampa ad Amman. Assieme a lui c’era il ministro degli Esteri giordano, Nasser Judeh, che ha fatto da mediatore negli incontri fra israeliani e palestinesi.

La Giordania è la prima tappa di una nuova missione in Vicino Oriente che porterà il segretario generale dell’Onu anche in Israele e nei Territori palestinesi. Ban Ki-moon s’impegnerà in particolar modo per riportare le parti al tavolo del negoziato. Il segretario generale ha chiesto a israeliani e palestinesi di «evitare provocazioni» e di lavorare per il rafforzamento della fiducia reciproca. Ha quindi invitato Israele a compiere «gesti d buona volontà» e i palestinesi a tornare al tavolo del negoziato.

Ban Ki-moon arriverà oggi in Israele e incontrerà il presidente Shimon Peres, il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman e il premier Benjamin Netanyahu. Poi si sposterà a Ramallah per incontrare il presidente dell’Autorità palestinese (Ap), Abu Mazen. Giovedì è anche in programma una breve visita nella Striscia di Gaza. Ban Ki-moon poi incontrerà a Tel Aviv il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak e il capo dell’opposizione Tzipi Livni.

Le trattative dirette tra israeliani e palestinesi sono riprese ufficialmente nel settembre 2010 con un vertice a Washington. Tuttavia, dopo la decisione israeliana di non prolungare la moratoria sulle attività edilizie in Cisgiordania, il dialogo si è arenato fino a entrare in una fase di stallo. Di recente il Quartetto (Stati Uniti, Ue, Onu, Russia) ha chiesto una ripresa del processo di pace auspicando il raggiungimento di un accordo completo, su tutti i principali punti del contenzioso, che preveda la costituzione di due Stati. La direzione di Al Fatah, il movimento palestinese che rappresenta l’ala maggioritaria nell’Olp (organizzazione per la liberazione della Palestina), ha ribadito che i palestinesi non negozieranno con Israele se quest’ultimo non congelerà gli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme est. Convocato a Ramallah, sotto la presidenza di Abu Mazen, il comitato centrale del movimento ha esaminato tutte le opzioni sul tavolo dopo il recente ciclo di incontri esploratori in Giordania, concluso mercoledì scorso.

Intanto, Netanyahu ha vinto le primarie del Likud con il 74 per cento dei voti (secondo i risultati ancora parziali, ma frutto dello spoglio dell’85 per cento delle schede). Il suo unico rivale, Moshe Feiglin, ha ricevuto il 24 per cento dei voti. Netanyahu è dunque confermato per la quinta volta al vertice del partito che fu fondato da Menachem Begin. Taglia così il traguardo dei vent’anni (dal 1993 in avanti) al vertice della principale formazione della destra israeliana. Incolmabile il vantaggio nei confronti dell’unico rivale in corsa, Feiglin, rappresentante del movimento dei coloni, già superato da Netanyahu nella consultazione interna del 2007 con il 75 per cento dei consensi contro il 24.

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