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L’Onu rilancia l’appello per lo Yemen

· Chiesto l’accesso a porti e aeroporti per la distribuzione degli aiuti umanitari ·

«Milioni di persone nello Yemen stanno affrontando una triplice tragedia: lo spettro della carestia, la più grande epidemia al mondo di colera e tutte le difficoltà dovute a un conflitto terribile». Così Stephen O’Brien, segretario generale aggiunto dell’Onu per gli Affari umanitari, ha descritto ieri, nel corso di un briefing al consiglio di sicurezza, la situazione che attraversa lo Yemen, uno dei paesi più poveri del mondo, da alcuni anni dilaniato da un conflitto spesso dimenticato dalla stampa internazionale.

Bambino yemenita in un campo di rifugiati a pochi chilometri dalla capitale Sana’a (Afp)

«Occorre assicurare che tutti i porti e tutti gli aeroporti siano accessibili» per permettere la distribuzione degli aiuti umanitari, ha spiegato O’Brien. Il grande rischio è che lo Yemen possa trasformarsi in un serbatoio per lo jihadismo internazionale con un incremento del traffico di esseri umani e con lo sfruttamento dei civili e delle risorse umane. «Nel 2017 il numero dei raid aerei al mese — ha aggiunto O’Brien — è stato tre volte superiore al 2016 e sono raddoppiati gli scontri sul terreno». La cifra complessiva chiesta ai paesi membri Onu per far fronte alle difficoltà dei civili è di 2,3 miliardi di dollari, ma di essi ne sono stati raccolti finora soltanto il 40 per cento.

La guerra è iniziata nel marzo 2015 e vede contrapposti l’esercito che sostiene il governo legittimo del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi, che ha l’appoggio di una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, e i ribelli huthi, alleati alle unità dell’esercito rimaste fedeli all’ex presidente Ali Abdallah Saleh. I combattimenti hanno provocato oltre 8000 morti, soprattutto tra i civili. I feriti sfiorano i 45.000. Fermare le violenze e le gravi violazioni del diritto umanitario così come bloccare la vendita delle armi sembra molto difficile. Dopo il fallimento dei negoziati di Kuwait City nell’aprile 2016, anche il dialogo avviato lo scorso maggio si è bruscamente interrotto.

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