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​L’Onu punta a colpire
i finanziatori dell’Is

· ​Protesta del Governo di Baghdad per l’ingresso di truppe turche in Iraq ·

L’intreccio tra aspetti politici e militari della lotta contro il cosiddetto Stato islamico (Is) in Iraq e in Siria fa registrare in queste ore nuovi sviluppi. Mentre Stati Uniti e Russia negoziano una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, concentrata sul contrasto ai finanziamenti dell’Is, truppe turche sono entrate ieri in territorio iracheno. Lo scopo dichiarato è quello di addestrare le milizie peshmerga curde che si accingono, secondo informazioni concordi, a lanciare un’offensiva per strappare Mosul, il capoluogo della provincia occidentale di Niniveh, al controllo del gruppo jihadista.

Un Tornado britannico al decollo da una base cipriota (Epa)

L’intervento è stato accolto negativamente dal Governo di Baghdad. Di « una grave violazione della sovranità irachena», si legge in una nota dell’ufficio del primo ministro, Haider Al Abadi.

Riguardo alla risoluzione contro i finanziamenti dell’Is in preparazione all’Onu, il quotidiano statunitense «The New York Times» sottolinea che per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite il testo sarà discusso, il 17 dicembre, dai ministri delle Finanze dei quindici Paesi del Consiglio di sicurezza. La presidenza di turno dell’organismo è questo mese degli Stati Uniti e sarà quindi il segretario al Tesoro americano, Jack Lew, a condurre i lavori. «Tagliare fuori l’Is dal sistema finanziario internazionale e interrompere il suo finanziamento sono fondamentali per lottare efficacemente contro questo gruppo terroristico violento», ha dichiarato Lew.

Ma la trattativa sulla risoluzione non è priva di scogli politici. Proprio la questione della Turchia, a giudizio di molti commentatori, ne costituisce uno. L’ambasciatore russo all’Onu, Vitaly Churkin, pur senza citare Ankara, ha spiegato che tra le misure da fissare nella risoluzione Mosca chiede l’obbligo per l’ufficio del Segretario generale di riferire su chi sta violando il divieto di fare affari con l’Is. Secondo l’ambasciatore russo, tale misura «inasprirebbe la posizione della comunità internazionale sulla lotta ai terroristi». 

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20 marzo 2019

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