Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

L’Onu pronta a consegnare aiuti
nel Ghouta orientale

· ​Via libera del governo siriano ma si temono violazioni della tregua ·

Scatterà nelle prossime ore il piano delle Nazioni Unite per soccorrere almeno 70.000 persone nel Ghouta orientale, la regione alle porte di Damasco assediata dalle forze siriane leali al presidente Assad. Il governo ha già dato il via libera alle operazioni umanitarie. Tuttavia, resta l’incognita: non è infatti sicuro se la tregua decisa da Mosca verrà rispettata o meno.

Bambino siriano ferito   in un ospedale a Douma nel Ghouta orientale (Epa)

L’ultimo intervento umanitario nella regione del Ghouta risale al novembre scorso. Ciò significa che per oltre tre mesi almeno 200.000 persone sono rimaste senza aiuti alimentari, acqua potabile, elettricità e assistenza medica, nonostante le bombe e i combattimenti. Finora — hanno spiegato i funzionari delle Nazioni Unite annunciando ieri il piano — le continue violazioni della tregua hanno impedito la distribuzione di aiuti e l’evacuazione dei civili ancora intrappolati. In un recente intervento al Consiglio di sicurezza, il segretario generale António Guterres ha detto che la situazione nel Ghouta è «un inferno sulla terra». Guterres ha chiesto la sospensione immediata di tutte le attività belliche nel sobborgo orientale di Damasco dove la scorsa settimana in tre giorni di bombardamenti sono morte centinaia di persone tra cui numerosi bambini. Guterres ha poi ricordato che «consultazioni importanti sono in corso al Consiglio di sicurezza per una tregua di un mese in Siria», ma ha ribadito anche l’urgenza di «fermare le armi e assicurare aiuti umanitari».

Un appello alle parti in guerra affinché cessino le ostilità e sia consentito l’arrivo degli aiuti alla popolazione è giunto anche da alcune agenzie dell’Onu. Una dura condanna delle violenze, intanto, è giunta dagli Stati Uniti. In un comunicato, la Casa Bianca ha accusato la Russia di aver «ostacolato l’approvazione di una risoluzione delle Nazioni Unite» che chiedeva un cessate il fuoco di trenta giorni». Nel frattempo, si continua a combattere anche nel nord-est della Siria intorno alla città a maggioranza curda di Afrin. 

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 novembre 2018

NOTIZIE CORRELATE