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L’Onu preme
per la pace in Siria

· Possibili nuovi colloqui a Ginevra entro la fine di agosto ·

Le Nazioni Unite sono determinate a favorire una ripresa dei colloqui di pace sulla Siria ad agosto. Questo l’annuncio dell’inviato dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, nella conferenza stampa di ieri a Berlino, dopo l’incontro con il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier. «Che mi crediate o no, le prossime settimane saranno estremamente importanti» ha sottolineato de Mistura, affermando che molto presto verranno soddisfatte le condizioni per il ritorno al tavolo delle trattative tra rappresentanti del regime di Assad e opposizione. Il presupposto, tuttavia, è un durevole cessate il fuoco tra Governo e ribelli.

E sempre sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, ha dichiarato ieri che nella sua recente visita a Mosca, il segretario di Stato americano, John Kerry, ha chiesto di nuovo le dimissioni del presidente siriano Bashar al Assad. «Loro — ha dichiarato — dicono che possiamo unirci nella lotta al terrorismo ma che prima dobbiamo fare un accordo per destituire Assad. Noi rispondiamo: va bene, ma dobbiamo organizzare urgentemente le elezioni in Siria e Assad sarà rimosso attraverso il voto». E chi ci garantisce — si è chiesto retoricamente il ministro — «che in Siria non si ripeta lo scenario libico?». La tensione resta comunque altissima in tutto il Paese. A confermarlo sono anche i continui episodi di violenza anche nelle zone di confine più delicate. Pochi giorni fa, alla frontiera con Israele, sulle alture del Golan, un drone che proveniva dalla Siria ha sorvolato il territorio israeliano. In risposta, l’aviazione israeliana ha lanciato due missili. Come riferisce un portavoce militare, non c’è la certezza che il velivolo sia stato colpito; potrebbe essere rientrato in Siria, oppure potrebbe essere precipitato in territorio siriano. Questo incidente ha attivato le sirene di allarme in tutta l’area delle alture del Golan. Ancora oggi Israele ha rafforzato le propria presenza militare nella zona. Ieri le forze armate russe hanno annunciato di avere bombardato diverse posizioni jihadiste nella parte orientale dell’antica città di Palmira, che era stata riconquistata a fine marzo scorso dall’esercito siriano. Sei bombardieri sono decollati dalla Russia e hanno compiuto «un lancio concentrato di bombe a frammentazione contro le infrastrutture del gruppo terrorista» del cosiddetto Stato islamico (Is), ha dichiarato il ministero della Difesa russo in un comunicato. Intensi raid aerei della coalizione internazionale a guida statunitense hanno scosso la scorsa notte Manbij, una città nel nord della Siria controllata dai jihadisti ma assediata da forze curdo-arabe. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (voce dell’opposizione in esilio con sede a Londra) secondo cui i raid hanno colpito mentre sono ancora in corso scontri tra le forze curde e i miliziani jihadisti dentro Manbij. Altre fonti locali — contattate telefonicamente dall’agenzia italiana Ansa — hanno riferito del danneggiamento di almeno due ospedali, Amel e Qrishman, colpiti dai raid aerei. Le notizie non possono essere verificate sul terreno da fonti indipendenti.

E intanto, ieri l’Eliseo ha annunciato che fornirà armi all’Iraq per combattere l’Is. In un intervento pubblico, il presidente François Hollande ha tuttavia sottolineato che non ci sarà nessun coinvolgimento di truppe francesi di terra nel Paese. L’artiglieria «arriverà il mese prossimo» ha aggiunto, in una conferenza stampa, subito dopo la riunione del Consiglio di Difesa. Si tratta — hanno interpretato i media — di una evidente rappresaglia per l’attacco di Nizza e per le continue minacce di stampo jihadista in terra francese.

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