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L’Onu condanna
le violenze a Bangui

· Appello a sostenere la missione internazionale nella Repubblica Centroafricana ·

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato le violenze avvenute negli ultimi giorni a Bangui, la capitale della Repubblica Centroafricana, e ha chiesto che tutti i miliziani attivi nel Paese depongano le armi. Al tempo stesso il Consiglio ha chiesto ai Paesi membri dell’Onu e alle organizzazioni regionali di «accrescere i loro contributi in soldati, finanziamenti e materiale per la Misca», la missione dell’Unione africana dispiegata nel Paese e destinata a essere trasformata a partire da settembre in missione dell’Onu, già approvata.

Il Consiglio, in particolare, ha deplorato l’attacco sferrato mercoledì scorso contro la chiesa parrocchiale di Nostra Signora di Fátima nel quale sono state uccise almeno 18 persone, compreso il sacerdote Paul-Emile Nzale. La dichiarazione approvata all’unanimità dall’organismo dell’Onu fa riferimento anche agli altri episodi violenti degli ultimi giorni — nella sola giornata di ieri tre persone sono state uccise in nuovi scontri — e alla distruzione di una delle ultime moschee di Bangui, nel quartiere di Lakouanga, assalita giovedì sera in quella che appare una rappresaglia per l’attacco alla parrocchia di Nostra Signora di Fátima.

Quest’ultimo era stato sferrato da miliziani della Seleka («allenza», in lingua locale sango) contro i quali si battono i gruppi di autodifesa cosiddetti antibalaka, in riferimento all’arma (balaka in sango significa machete) che caratterizza l’equipaggiamento dei miliziani Seleka. Questi ultimi, all’origine poche centinaia di oppositori del presidente François Bozizé, che avevano rovesciato con un colpo di Stato nel marzo 2013, sono ormai in gran parte stranieri, per lo più ciadiani e sudanesi di matrice fondamentalista islamica. Se ne è avuta un’ulteriore conferma nella strage di mercoledì nella chiesa di Nostra Signora di Fátima: testimoni citati dall’agenzia Fides hanno infatti riferito che gli assalitori non parlavano né il sango né il francese.

A Bangui si registra questa mattina una calma precaria, dopo le sparatorie di ieri in diversi quartieri dove si erano tenute manifestazioni contro il Governo di transizione, insediato dopo che le pressioni internazionali avevano costretto a lasciare il potere i leader della Seleka, autori del colpo di Stato contro Bozizé.

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26 febbraio 2020

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