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L’Onu chiede
una tregua umanitaria a Raqqa

· ​Per garantire una via di fuga alle migliaia di civili intrappolati dai combattimenti ·

 Rischia di aprirsi un nuovo inferno nella Siria dilaniata dalla guerra civile e dal terrorismo. Le Nazioni Unite hanno chiesto una tregua umanitaria a Raqqa — l’ex roccaforte del cosiddetto stato islamico (Is) assediata dalle truppe di Damasco e dalla coalizione a guida statunitense — per permettere ai circa 20.000 civili intrappolati in città di poter mettersi in salvo. L’annuncio è stato fatto ieri a Ginevra dal consigliere dell’Onu per gli affari umanitari Jan Egeland. «Non vanno attaccate le barche sul fiume Eufrate, le persone che se ne vanno non possono correre il rischio di essere attaccate da raid aerei» ha dichiarato Egeland. «Adesso è il momento di pensare a nuove possibilità, a pause o ad alternative che possano facilitare la fuga dei civili sapendo che i combattenti dell’Is stanno facendo tutto il possibile per farli restare».

Una donna e il suo bambino fuggiti da Raqqa (Reuters)

A Raqqa è in corso una duplice offensiva contro l’Is. Ci sono le truppe di Damasco, che godono del sostegno russo, e poi una coalizione curdo-araba che combatte insieme alla coalizione internazionale a guida statunitense. L’offensiva è entrata nel vivo all’inizio di giugno. Secondo fonti indipendenti siriane, negli ultimi mesi sono stati almeno 333 le donne e i bambini uccisi nei raid aerei e nei combattimenti a Raqqa. Solo nella giornata di ieri nei raid sono deceduti dodici civili tra cui due minori e tre donne.

A certificare ulteriormente la condizione tragica in cui versano i civili a Raqqa è l’organizzazione internazionale Amnesty International, che ha diffuso un rapporto secondo cui migliaia di civili sono ancora intrappolati a Raqqa e centinaia sono stati uccisi. Secondo le stime, sono tra i 10.000 e i 50.000 i civili ancora intrappolati in città. Sopravvissuti e testimoni hanno detto ad Amnesty che i miliziani dell’Is usano trappole esplosive e cecchini per fermare chiunque tenti di fuggire dalla città, mentre continuano gli incessanti bombardamenti. Allo stesso tempo, altri testimoni parlano di bombardamenti compiuti anche con l’impiego di bombe a grappolo vietate dalle normative internazionali.

Sul piano diplomatico, Mosca ha fatto sapere ieri che il prossimo incontro di Astana per rinnovare la tregua in Siria si svolgerà a metà settembre. Dall’altra parte è stato istituito pochi giorni fa un centro congiunto con la presenza di ufficiali statunitensi e russi per il monitoraggio della tregua concordata durante un incontro ad Amburgo il mese scorso tra il presidente statunitense Donald Trump e quello russo Vladimir Putin.

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19 maggio 2019

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