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L’Onu chiede libero accesso per gli aiuti alla Somalia

· E il Pam avvia un ponte aereo con Mogadiscio ·

Mentre è previsto per oggi l’avvio del ponte aereo con Mogadiscio organizzato dal Programma alimentare mondiale (Pam) delle Nazioni Unite per portare aiuti alle popolazioni somale affamate, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu stessa ha chiesto immediato accesso per le organizzazioni umanitarie nelle zone della Somalia più duramente colpite dalla carestia seguita alla prolungata siccità, la peggiore da sessant’anni a questa parte.

La richiesta è venuta ieri sera, dopo che al Consiglio di sicurezza è stato presentato un resoconto sulla drammatica situazione alimentare nel Corno d’Africa, con particolare riferimento proprio alla Somalia, e sull’urgente bisogno di finanziamenti di operazioni di aiuto nell’intera regione, dove dodici milioni di persone sono a rischio di morte per fame. La dichiarazione del Consiglio di sicurezza sottolinea che in Somalia «va garantito accesso pieno, sicuro e tempestivo» agli operatori incaricati di aiutare la popolazione locale, che sono spesso bloccati dai ribelli somali guidati dalle milizie radicali islamiche di al Shabaab, che controllano vaste zone del Paese.

Sul piano strettamente finanziario, l’ambasciatore tedesco all’Onu, Peter Wittig, presidente di turno del Consiglio di sicurezza per questo mese di luglio, ha spiegato che si chiede a tutti i Governi di partecipare all’appello lanciato dalle agenzie dell’Onu per poter garantire nei prossimi sei mesi aiuti alimentari alle zone più colpite dalla carestia. La settimana scorsa l’Onu aveva chiesto 1,6 miliardi di dollari per fronteggiare l’emergenza. Per ora ne sono stati raccolti circa la metà, come è stato ribadito nel vertice straordinario tenuto ieri nella sede della Fao a Roma, per iniziativa della Francia, nella sua funzione di presidente di turno del g20.

«Siamo preoccupati per i bambini. Sono così deboli che molti di loro hanno meno del 40 per cento di possibilità di cavarsela», ha detto durante la riunione a Roma il direttore esecutivo del Pam, Josette Sheeran, che nello scorso fine settimana ha condotto una missione nel Corno d’Africa insieme con il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, e con il ministro francese dell’Agricoltura, Bruno Le Maire. «Molte delle donne che ho incontrato in Somalia e Kenia nei giorni scorsi avevano perso i figli e non avevano alcun mezzo di sussistenza se non gli aiuti umanitari forniti dalle agenzie dell’Onu che operano sul campo», ha aggiunto Sheeran. Anche l’Unicef, il fondo dell’Onu per l’infanzia, si è unito all’appello urgente in favore dei bambini del Corno d’Africa, circa due milioni e mezzo tra Somalia, Etiopia, Gibuti, Kenya e Uganda, affetti da malnutrizione acuta.

A Roma, comunque, oltre che di risposte all’emergenza si è parlato anche di interventi strutturali nel lungo periodo. In particolare, i partecipanti hanno concordato che un sostegno specifico vada dato a quanti vivono di pastorizia, che nella regione rappresenta un sistema di sopravvivenza dinamico e sostenibile. È stato infatti evidenziato come il nomadismo dei pastori e delle loro mandrie all’interno dei paesi e attraverso le frontiere potrebbe rappresentare un elemento essenziale per salvare vite e preservare le basi della sicurezza alimentare.

Mentre la Banca mondiale ha annunciato uno stanziamento di cinquecento milioni di dollari, domani a Nairobi si terrà una conferenza di donatori. La riunione a Roma è servita proprio per fare il punto sulle necessità delle popolazioni della regione in vista della conferenza a Nairobi.

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