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L’Onu chiede
dialogo e moderazione

· ​Dopo la presa del potere dei militari nello Zimbabwe ·

Il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, è ancora agli arresti domiciliari e il suo futuro rimane incerto, dopo che i militari hanno assunto ieri il controllo del paese. Non è chiaro se la moglie dell’anziano presidente, Grace, uno dei candidati alla successione di Mugabe, sia ancora nello Zimbabwe o abbia trovato rifugio nella vicina Namibia. Questa mattina nelle strade della capitale Harare — dicono fonti di stampa — rimane «molto visibile» la presenza dei militari che hanno preso il controllo degli snodi cruciali della città. Mezzi blindati presidiano il parlamento. Gli inviati speciali del presidente sudafricano Jacob Zuma sono già arrivati sul posto con l’incarico di aprire canali di comunicazione con entrambe le parti: i ribelli di Emerson Mnangagwa, ex vice presidente rimosso dal suo incarico la scorsa settimana, e il governo di Mugabe. Per oggi è stata annunciata una riunione di emergenza in Botswana della Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc). La situazione è molto tesa. I militari, vicini a Mnangagwa, continuano a dire che non si tratta di un golpe. Di fatto, sanno bene che un colpo di stato non sarebbe tollerato dai paesi vicini, anzitutto il Sud Africa. D’altro canto, è significativo il silenzio di Mugabe, che ancora non ha annunciato le sue dimissioni, e in molti dicono che non sia intenzionato a farlo. In ogni caso, la comunità internazionale ha chiesto il rispetto dei diritti umani e del dialogo. Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha lanciato un appello alla «calma, non violenza e moderazione», come ha riferito il portavoce del palazzo di Vetro. L’Unione africana ha già condannato «quel che sembra essere un colpo di stato» come ha dichiarato il capo di stato della Guinea Alpha Condé, presidente di turno dell’organismo.

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25 febbraio 2020

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