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L’Onu cerca una rotta per il Mediterraneo

· Aperto il confronto sul soccorso ai migranti ·

 Il Consiglio di sicurezza dell’Onu sta studiando la risposta da dare all’emergenza nel Mediterraneo dove si susseguono le traversate dei barconi carichi di migranti e profughi. In particolare, il Consiglio deve valutare le richieste presentate ieri dall’Unione europea, con il suo alto rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza comune, Federica Mogherini, che di fatto ricalcano le proposte che la Commissione europea formalizzerà domani.

Un barcone di migranti nel Canale di Sicilia (Epa)

Punti critici, rispettivamente all’interno e all’esterno dell’Unione europea, sono la questione della ripartizione per quote tra i diversi Paesi dei richiedenti asilo che sbarcano per lo più in Italia, e quella della possibile autorizzazione a operazioni militari in Libia, principale, anche se non unico Paese di partenza delle traversate. Sul primo aspetto, evidentemente, sono la Commissione, il Parlamento e il Consiglio europei a dover trovare la soluzione, che peraltro si annuncia difficile, se non altro perché implica una revisione dei Trattati in base ai quali la gestione dei richiedenti asilo è competenza degli Stati di arrivo. Più complessa — e di diretta competenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu — è la questione dei mezzi usati per intervenire sul traffico degli esseri umani. Il ricorso alla forza non può essere infatti una decisione dell’Italia, Paese in prima linea, e neppure dell’Unione europea nel suo complesso. Un’eventuale risoluzione dell’Onu — che molti osservatori non danno comunque per certa — è indispensabile sia per inviare truppe sia per modificare il mandato delle navi che operano in Mediterraneo, soprattutto nell’ipotesi della quale si parla da più parti, cioè di andare a colpire i barconi nei porti prima che possano imbarcare tanti sventurati e prendere il mare.

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16 luglio 2019

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