Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

L’Onu attacca gli accordi tra Ue e Libia sull’immigrazione

· ​In una lunga nota l’alto commissario per i diritti umani definisce catastrofica la situazione dei profughi nel paese nordafricano ·

«Quella che era una situazione già disperata, ora è diventata catastrofica». Non va per il sottile l’alto commissario per i diritti umani, il giordano Zeid Raad Al Hussein, nel valutare la situazione dell’immigrazione nel Mediterraneo, nel tratto che va dalla Libia alle coste italiane. In una lunga nota pubblicata ieri dopo la riunione a Berna del Gruppo di contatto con l’organizzazione internazionale per le migrazioni, l’alto commissariato per i rifugiati (Unhcr) e le Croce rossa, Al Hussein definisce «disumana» la collaborazione tra l’Unione europea e la Libia. «La comunità internazionale non può continuare a chiudere gli occhi davanti all’inimmaginabile orrore patito dai migranti in Libia» si legge nel documento. È un attacco durissimo, diretto agli accordi tra Unione europea, Italia in particolare, e guardia costiera libica sulla gestione dei flussi migratori. Il piano europeo sull’immigrazione venne annunciato nel gennaio scorso per poi essere ratificato e varato nel vertice a La Valletta, a febbraio. «L’Unione europea e l’Italia — si legge ancora nella nota — forniscono assistenza alla guardia costiera libica nel Mediterraneo e in acque internazionali, nonostante l’allarme lanciato dalle organizzazioni per i diritti umani che questo metodo rischia di condannare molti migranti a una prigionia arbitraria e senza limiti di tempo, esporli alla tortura, allo stupro; costringerli al lavoro, allo sfruttamento e al ricatto». I migranti intercettati sui barconi dalla guardia costiera libica sono riportati indietro e sottoposti a un trattamento terrificante: rinchiusi in campi molto simili a prigioni, «essi non hanno alcuna possibilità di contestare la legalità della loro detenzione, né di essere assistiti da un avvocato». 

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE