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L’Onu
al fianco di Bruxelles

· Nella gestione dell’emergenza migratoria ·

«Siate la voce di chi ha bisogno di protezione». Con queste parole il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, si è rivolto oggi ai leader europei per chiedere un «approccio comune» e la netta opposizione a qualsiasi tendenza xenofoba nella gestione dell’emergenza migratoria. Ban Ki-moon ha assicurato l’assistenza e la collaborazione dell’Onu.

Collaborazione, questa, che si fa sempre più necessaria a fronte degli ultimi sviluppi: oggi sono stati segnalati almeno cinque dispersi nel naufragio di un barcone al largo della Libia, mentre prosegue la drammatica marcia di migliaia di migranti e rifugiati verso l’Austria e la Germania. Sono al momento 12.000 le persone entrate in Austria, anche se Vienna ha finora ricevuto soltanto trenta richieste di asilo. In Germania sono arrivate invece ottomila persone, ma se ne attendono altre tremila nelle prossime ore. Due giorni fa Germania e Austria hanno deciso di aprire le frontiere per far entrare i migranti e i rifugiati. Da Vienna sono partiti convogli di attivisti — associazioni di volontari che si sono coordinati sui social media — per aiutare, con autovetture private, i migranti in marcia. Intanto dal mondo politico arrivano segnali di una progressiva apertura nei confronti di una nuova soluzione dell’emergenza, in vista del vertice del 14 settembre. La Commissione europea ha chiesto a Germania, Francia e Spagna di accogliere più di 70.000 rifugiati nei prossimi due anni per alleviare la pressione dei Paesi in prima linea. E dietro l’emergenza migratoria c’è una rete di oltre 30.000 trafficanti di esseri umani. Una rete organizzativa che passa anche attraverso i social media e un volume d’affari gigantesco, impossibile da quantificare ma dell’ordine di miliardi di dollari. Dietro le centinaia di migliaia di disperati in fuga verso l’Europa ci sono loro, che li convincono con false promesse e violenze. A lanciare l’allarme è l’Europol, l’agenzia per la lotta alla criminalità dell’Unione europea, che ieri ha diffuso nuovi dati sul fenomeno, specificando che tremila trafficanti operano nel Mediterraneo e altri 27.000 si occupano dell’immigrazione clandestina attraverso le vie balcaniche o le rotte di terra di Asia e Africa. La fotografia dell’Europol parla di un’organizzazione estremamente capillare i cui membri hanno nazionalità differenti, collaborano caso per caso e si spostano dove serve e dove ci sono soldi da ottenere facilmente. Una rete smantellata di recente in Grecia — ha spiegato Crepinko — era composta da 16 persone: due romeni, due egiziani, due pakistani, sette siriani, un indiano, un filippino e un iracheno che hanno guadagnato in pochi mesi sette milioni e mezzo di euro facendo passare migranti siriani dalla Turchia alla Grecia per vie marittime, aeree o terrestri con falsi documenti. Si tratta quindi di un vero e proprio giro di affari. Contrastare tali trafficanti «è di sicuro la priorità assoluta, non solo per l’Europol ma per tutti gli Stati Ue» ha riferito Crepinko, che ha annunciato l’apertura, a breve, di un’unità dell’Europol nel Pireo, in Grecia, per combattere il traffico dalla Turchia. Le inchieste in corso — ha fatto sapere a sua volta il vicedirettore di Europol, Oldrich Martinu — sono 1400.

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22 settembre 2019

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