Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Lontano dagli occhi

Un particolare della copertina del libro «Lontano dagli occhi»

Roma, 1983. Tre storie. Diverse ed uguali: diversi i protagonisti ma uguale la sorte che li fa genitori loro malgrado. Luciana, giornalista precaria, che continua a pensare all’Irlandese scomparso mentre avrebbe accanto il buon Ettore. Valentina, liceale, che va via di casa perché nessuno la vuole aiutare e quando sarà costretta a tornare sa che il bambino non lo terrà perché non glielo permetteranno, mentre intanto il suo Ermes, il padre, imparerà a convivere con i suoi sensi di colpa che i genitori, molto più cinici del giovane, faranno di tutto per eliminare. Cecilia, girovaga senza casa, con un compagno più presente ma che pure si sente perso al pensiero che potrebbe restare solo col bambino. Tre storie, una sola storia, quella del bambino. Figlio di chi? Non importa. È uno dei tanti bambini abbandonati in ospedale. Potrebbe essere di ciascuna delle tre coppie. Non lo si saprà. Non è questo che conta, quello che conta è il mistero della nascita e la sacralità della vita. È un libro, quello di Paolo Di Paolo, Lontano dagli occhi (Milano, Feltrinelli, 2019, pagine 189, euro 13,60) spiazzante, che a una prima superficiale occhiata potrebbe sembrare l’ennesimo libro sui problemi dei giovani, o al massimo sul ruolo secondario dei padri nel grande mistero-evento di un concepimento e di una nascita. Ma il senso del libro, la sua motivazione diversa e più vera è un’altra, e viene fuori solo nell’ultima parte del volume, quando l’autore lascia in sospeso la fine delle tre storie, che non interessano in quanto tali ma sono solo il pretesto per una riflessione ben più profonda. Le domande che si pone il figlio abbandonato riguardo ai suoi genitori biologici sono le domande sulla vita che tutti noi ci poniamo in quanto «alieni» in questo mondo. Più che la vicenda di chi diventa genitore e il racconto dei suoi relativi problemi, conta, come già sottolineato, la sacralità della vita. Non a caso l’ultima sezione è intitolata Lontano ed è tutta un’interrogazione sul mistero della nascita. «Saprà di appartenere al primo corpo che lo accudisce e che lo nutre, all’odore o alla voce che lo placa. Il resto è lontano, una settimana dura anni». Eccolo l’alieno: «Il mare della realtà è lì, immenso, stupefacente, spaventoso. Si increspa appena, come per il lancio di un sasso. Il sasso sono io, sei tu. I cerchi d’acqua si vedono per poco, e solo da molto vicino. Una vita che comincia scardina equilibri solo molto prossimi, allo stesso modo di una che finisce». Ed ecco il senso della storia: «Sarà più lungo il tempo di reciproca distanza che quello di prossimità. Nove mesi è un attimo. Nove mesi e un giorno, molto vicino al cuore, nei suoi effettivi pressi. Una vita intera, lontano dagli occhi». Non a caso Di Paolo è nato nel 1983 e i racconti che lo hanno fatto conoscere si intitolano Raccontami la notte in cui sono nato e Una lontananza così vicina. La scrittura è come strumento al servizio della meraviglia della vita: «La piscinetta gonfiabile sul terrazzo e la neve in cui sprofondavo, in un inverno che ricordo solo perché qualcuno l’ha fotografato. Perfino il mal d’auto sulle curve di montagna, un giorno è sparito, di colpo. Le cose non ti avvertono mai quando stanno per finire. Scriverò per trattenerle e per farle ricominciare». Osserva György Lukacs in Narrare o descrivere? che le cose vivono poeticamente in rapporto alle vicende umane: «Basti ricordare l’effetto altamente poetico che producono nel Robinson Crusoe gli strumenti scampati al naufragio». La segreta geografia spirituale di Paolo Di Paolo, quel richiamo di altre voci e di altre stanze, quel fascino degli elenchi che ritorna con significativa costanza da Come un’isola e Raccontami la notte che sono nato fino a Dove eravate tutti e Mandami tanta vita trova in Lontano dagli occhi il suo momento di verifica più alto e convincente.

di Sabino Caronia

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 febbraio 2020

NOTIZIE CORRELATE