Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Lontani dalla mondanità

· Messa del Papa a Santa Marta ·

La pace, quella vera, non si compra. È un dono di Dio. Un dono che egli fa alla sua Chiesa. Per ottenerla i cristiani devono continuare ad affidare la Chiesa a Dio, chiedendogli di prendersene cura e di difenderla dalle insidie del  maligno, che all’uomo offre una pace diversa, una pace mondana, non la vera pace. È  questo il senso della riflessione proposta da Papa Francesco nella mattina di martedì 30 aprile,  durante la messa celebrata nella cappella della Domus Sanctae Marthae, alla quale ha partecipato, tra gli altri, un gruppo di collaboratori dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, accompagnati dal cardinale Domenico Calcagno, il quale ha concelebrato.

Perno della riflessione del Papa è stata la parola «affidamento», che compare due volte  nella prima lettura, tratta dagli Atti degli apostoli  (14, 19-28): la prima volta quando, a Perge, gli apostoli affidano gli anziani al Signore; la seconda quando tornano ad Antiochia,  «là dove erano stati affidati alla grazia del Signore». Dunque apostoli e anziani affidati al Signore: «questo — ha detto il Papa — significa l’affidamento della Chiesa al Signore. Si può custodire la Chiesa, si può curare la Chiesa, no? Dobbiamo farlo col nostro lavoro. Ma il più importante è quello che fa il Signore: è l’unico che può guardare in faccia il maligno e vincerlo. “Viene il principe del mondo, contro di me non può nulla ”: se vogliamo che il principe di questo mondo non prenda la Chiesa nelle sue mani, dobbiamo affidarla all’unico che può vincere il principe di questo mondo».

Ma «noi — è stata la domanda del Pontefice — preghiamo per la Chiesa? Per tutta la Chiesa? Per i nostri fratelli, che non conosciamo, ovunque  nel mondo?».  È la Chiesa del Signore, sparsa ovunque nel mondo; e quando «nella nostra preghiera diciamo al Signore: “Signore, guarda la tua Chiesa”», intendiamo questa Chiesa, la Chiesa del Signore, la Chiesa che riunisce  «i nostri fratelli». Questa è la preghiera che «dobbiamo fare con il  cuore — ha ripetuto il Papa — e sempre di più. Per noi è facile pregare per chiedere una grazia al Signore, quando abbiamo bisogno di qualcosa; e non è difficile pregare per ringraziare il Signore: grazie per... Ma pregare la Chiesa, per quelli che non conosciamo, ma che sono nostri fratelli e sorelle, perché hanno ricevuto lo stesso battesimo, e dire al Signore:  “sono i tuoi, sono i nostri... custodiscili”», è un’altra cosa: significa «affidare la Chiesa al Signore»;  è «una preghiera che fa crescere la Chiesa» ma è anche «un atto di fede. Noi non possiamo nulla, noi siamo tutti poveri servitori  della Chiesa: ma è Lui che può portarla avanti e custodirla e farla crescere, farla santa, difenderla, difenderla dal “principe di questo mondo”», cioè da colui il quale «vuole che la Chiesa diventi più e più mondana.

Questo è il pericolo più grande», perché  «quando la Chiesa diventa mondana, quando ha dentro di sé lo spirito del mondo», quando ottiene la pace che non è quella del Signore — quella che Gesù ci ha assicurato dicendo «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» — allora diventa una Chiesa «debole, una Chiesa che sarà vinta e incapace di portare proprio il Vangelo, il messaggio della Croce, lo scandalo della Croce. Non può portarlo avanti se è mondana! Perciò è tanto importante e tanto forte questa preghiera: affidare la Chiesa al Signore».

Non è abituale per noi — ha notato il Santo Padre — affidare la Chiesa al Signore». Di qui l’invito a imparare  ad affidare gli anziani, gli ammalati, i bambini, i ragazzi al Signore, ripetendo «“Custodisci Signore la tua Chiesa”: è tua! Con quest’ atteggiamento lui ci darà, in mezzo alle tribolazioni, quella pace che soltanto lui può dare. Quella  pace che il mondo non può dare, che non si compra; quella pace che è un vero dono della presenza di Gesù in mezzo alla sua Chiesa», anche nelle tribolazioni: quelle grandi, come «la persecuzione», e  «anche le piccole tribolazioni, le piccole tribolazioni della malattia o dei problemi di famiglia». Tutto questo, ha detto il Pontefice in conclusione, dobbiamo affidarlo al Signore pregando: «custodisci la tua Chiesa nella tribolazione, perché non perda la fede, perché non perda la speranza». E «oggi — ha aggiunto — vorrei dire: fare questa preghiera di affidamento per la Chiesa farà bene a noi e farà bene alla Chiesa; darà grande pace a noi e grande pace alla Chiesa; non ci toglierà delle tribolazioni, ma ci farà forti nelle tribolazioni. Così chiediamo questa grazia di avere l’abitudine di affidare la Chiesa al Signore».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE