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Lontani dai soldi
vicini agli emarginati

· In arcivescovado l’incontro con i gesuiti polacchi ·

Dopo aver pranzato con i giovani, nel pomeriggio di sabato 30 luglio, Papa Francesco ha ricevuto nell’arcivescovado di Cracovia una trentina di gesuiti polacchi con il loro provinciale. Un incontro semplice e familiare, durato oltre mezz’ora. Un fuoriprogramma, divenuto però ormai quasi una tradizione durante i viaggi internazionali del Pontefice, che sempre incontra le comunità locali dei suoi confratelli.

«È stato molto bello, — ha riferito padre Antonio Spadaro, direttore della “Civiltà Cattolica” — molto semplice, molto rilassante: ha salutato tutti, uno per uno, anche abbracciando alcuni che aveva già conosciuto nel passato, e poi ha detto che non aveva intenzione di fare discorsi», invitando piuttosto a dialogare insieme e a porgli delle domande. Alcune, ha proseguito Spadaro, riguardavano «il significato del lavoro universitario che fa la compagnia di Gesù, quindi il lavoro con la cultura. Il Papa ha detto che l’impegno dev’essere molto forte, “in uscita”, cioè avendo a che fare con la realtà, non solo con l’astrazione e con le idee». Da qui la raccomandazione a «essere molto vicini agli emarginati» e di contro «molto lontani da un pensiero liberista che mette al centro i soldi e non la persona».

Il Pontefice ha anche esortato all’impegno con i preti. Ha spiegato il direttore della «Civiltà Cattolica» che secondo Francesco «oggi il rischio è che un sacerdote non ben formato sia troppo bianco o troppo nero, che agisca semplicemente applicando meccanicamente norme. Invece è importante il discernimento, che dev’essere al cuore della vita pastorale: il discernimento. E quindi bisogna aiutare i sacerdoti, i seminaristi al discernimento spirituale e questo è uno dei compiti fondamentali della Compagnia di Gesù oggi». Una sottolineatura dettata dalla presenza soprattutto di giovani gesuiti, alcuni appena ordinati.

Sull’incontro ha riferito anche padre Leszek Gesiak, responsabile del programma polacco di Radio vaticana. «Abbiamo ricevuto informazione che l’incontro sarebbe durato 15 minuti e dopo mezz’ora sono arrivati i responsabili e hanno detto che dovevamo concludere, ma il Papa ha detto: “No: io voglio parlare con loro ancora!”. È interessato alle nostre attività. Ha fatto domande sulla formazione, sulle nostre università: sentivamo che voleva saperne di più». In particolare Francesco ha ascoltato un suo coetaneo che era provinciale quando lui era provinciale in Argentina: «Hanno parlato, hanno rievocato alcuni ricordi della congregazione generale di anni, anni e anni fa».

Essendo alla vigilia della festa di sant’Ignazio, il fondatore della compagnia di Gesù, Francesco ha anche invitato a pregare tutti insieme. «Questo sentire della comunità mi ha toccato e — ha concluso padre Gesiak — credo che sia una cosa che mi rimarrà. E se tutti siamo figli di sant’Ignazio, abbiamo questa lingua comune che possiamo condividere». (gianluca biccini)

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