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L'onda lunga della crisi

· Secondo il presidente della Banca mondiale gli effetti della recessione dureranno molti anni ·

Il mondo continuerà per anni a convivere con gli effetti della crisi economica. La più grave recessione dal dopoguerra, quella che però ha suscitato anche la più forte risposta a livello internazionale mai orchestrata da Governi, segnerà la situazione sociale e politica mondiale ancora a lungo. È questa l'opinione di Robert Zoellick, il presidente della Banca mondiale, che ieri, nel corso di un convegno a Berlino, ha cercato di fare un bilancio della situazione economica globale.

A causa della crisi, ha spiegato Zoellick, più di 64 milioni di persone potrebbero cadere in condizioni di estrema povertà nel 2010. «Continueremo a vedere gli effetti negativi della crisi economica». E per molti Paesi sviluppati «c'è un problema di lavoro e di crescita economica, ma per alcuni Paesi molto poveri milioni di persone soffriranno la fame, cadranno in malattia, e ci saranno impatti negativi su tante generazioni per molti anni».

Zoellick ha detto che il settore privato dovrà giocare un ruolo più importante, quando le misure straordinarie introdotte dai Governi saranno ritirate. «Nel momento in cui questo avverrà, avremo bisogno di una mano in più da parte dell'economia privata», ha aggiunto Zoellick, sottolineando che è negli interessi delle nazioni sviluppate aiutare le economie emergenti a uscire dalla crisi, perché queste potrebbero essere una fonte di crescita. «L'interconnessione è un fattore chiave dell'economia contemporanea: aiutare i Paesi in via di sviluppo ad attraversare questi tempi difficili è nell'interesse di tutti». La Banca mondiale «spera che i Paesi in via di sviluppo diventino un importante fattore di crescita nell'economia globale, un fattore molto importante soprattutto per la Germania come una nazione esportatrice».

Come sostengono numerosi analisti, la crisi economica è ancora una realtà con la quale bisogna fare i conti. Conti durissimi, in molte parti del mondo. Questa crisi ha preso avvio dal settore finanziario per poi contagiare progressivamente l'economia reale. Il mondo della finanza è corso ai ripari, e il crack si è attenuato. Ma per l'economia reale i problemi sono ancora molti e molto seri, e si preparano tempi difficili. Lo dimostra anche la situazione statunitense. Obama ha appena presentato un nuova tassa alle grandi banche, per far entrare nuova liquidità dello Stato e dei cittadini. Il guadagno previsto dovrebbe aggirarsi sui novanta miliardi di dollari spalmati in dieci anni. Ma le critiche non sono poche. L’economista capo dell’American Bankers Association, James Chessen, ha spiegato che l’industria bancaria si sta muovendo per restituire con gli interessi al Tesoro i soldi del Tarp, il piano anticrisi da 700 miliardi di dollari varato dall'Amministrazione Bush. E ha ricordato che alle banche, sul totale della somma, sono stati assegnati circa 225 miliardi di cui due terzi già ripagati con interessi e con dividendi superiori ai 15 miliardi di dollari. «Appena un mese fa, il Tesoro dichiarò che si aspettava un utile da ciascun singolo programma di intervento destinato alle banche», ha spiegato Chessen. Ora la misura deve passare al Congresso e si preannuncia una dura battaglia.

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