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L’ombra di un nuovo Russiagate

· Facebook denuncia tentativi di influenzare il voto di medio termine ·

Facebook lancia l’allarme sulle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. La rete sociale di Mark Zuckerberg ha annunciato ieri di aver scoperto falsi account il cui obiettivo era quello di influenzare il voto di novembre, quando i cittadini statunitensi andranno alle urne per rinnovare parte del congresso. Secondo la società, è ancora troppo presto per capire se il tentativo di interferenza è legato a un particolare governo. Ma di certo, tutti gli occhi sono puntati verso il Cremlino, da mesi accusato di voler influenzare le elezioni negli Stati Uniti e in Europa, e fare propaganda nascosta.

Facebook ha individuato otto pagine, 17 profili e sette account Instagram falsi. Al momento non sono stati forniti ulteriori dettagli, ma l’azienda ha detto che ci sarà una comunicazione più approfondita a breve. «Siamo ancora nelle fasi iniziali della nostra indagine e non abbiamo ancora tutti gli elementi, incluso chi ci sia dietro» afferma Facebook spiegando di aver deciso di condividere le informazioni in suo possesso. Una piccola svolta, dopo lo scandalo di Cambridge Analytica che ha visto la piattaforma di Zuckerberg al centro di un furto di informazioni di 50 milioni di suoi utenti, poi utilizzate per influenzare i risultati delle elezioni presidenziali 2016
Le rivelazioni di Facebook arrivano nel giorno in cui si è aperto a Washington il primo processo sul Russiagate, ovvero l’inchiesta circa i presunti legami tra Mosca e lo staff del presidente Donald Trump.
Alla sbarra c’era Paul Manafort, l’ex capo della campagna presidenziale di Trump, che ha ribadito di non voler patteggiare o collaborare con la giustizia. «Nessuna possibilità di un accordo» ha ripetuto nell’aula della corte federale di Alexandria. Ora rischia oltre cento anni di carcere per reati che vanno dalla frode bancaria all’evasione fiscale, in parte finalizzati a finanziamenti elettorali illegali. Nel dettaglio, il processo si concentra sull’attività di Manafort come consulente dell’ex governo filo-russo in Ucraina, da cui avrebbe ricevuto oltre 60 milioni di dollari in gran parte non dichiarati all’Irs, l’agenzia delle entrate statunitense.
A settembre si terrà un altro processo nei suoi confronti, quello più focalizzato sulle presunte collusioni tra Mosca e la campagna di Trump, in cui Manafort dovrà rispondere tra l’altro del reato di cospirazione e di quello di riciclaggio di denaro sporco. La reazione di Trump non è mancata. Su Twitter il presidente ha difeso Manafort e ha denunciato «la più grande a caccia alle streghe della storia statunitense» orchestrata — a suo giudizio — dai democratici.

Tuttavia, anche se Manafort non farà grandi ammissioni, il processo iniziato ieri potrebbe portare a rivelazioni molto imbarazzanti per la Casa Bianca e imprimere una nuova svolta alle indagini sul Russiagate. Anche perché tra i 35 testimoni che il procuratore speciale Robert Mueller intende portare davanti alla giuria c’è anche Rick Gates, l’ex partner di Manafort e vicepresidente della campagna di Trump, che per evitare il peggio ha invece deciso di patteggiare e di collaborare con gli uomini del procuratore speciale.

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16 settembre 2019

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