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L’ombra del contagio

· Secondo l’Fmi sono in aumento i rischi per l’economia globale ·

Piazze europee ancora in forte difficoltà per i timori di contagio della crisi greca. Proprio per questo, l’Fmi ha avvertito ieri che per l’economia mondiale i rischi al ribasso sono aumentati, sottolineando come la ripresa resti debole nelle economie avanzate mentre quelle emergenti rischiano il surriscaldamento. Tra i fattori negativi — rileva l’Fmi — la mancanza di credibili piani di consolidamento dei bilanci pubblici che determinano elementi di contagio. E si è fatta sentire anche la Banca centrale europea (Bce), che ha chiesto una azione decisa sulle politiche di bilancio.

Gli spread stanno dando tregua all’Italia — che si appresta, oggi, ad approvare la manovra economica — e alla Spagna, che negli ultimi giorni avevano toccato con mano quanto fosse vicino il pericolo di un allargamento della crisi in Grecia. Ma l’allarme resta evidentemente alto. Di fronte allo stallo che ha fatto slittare un vertice europeo a un passo dalla convocazione ufficiale, l’Fmi ha infatti chiesto di agire con urgenza per gestire la crisi e ridurre i rischi di contagio. Spiegando che «i rischi di una mancata soluzione alla crisi sono seri» e che anche il sistema finanziario resta vulnerabile, con il rischio che degli shock possano avere significative ripercussioni. Anche la Bce ha invitato a non abbassare la guardia di fronte a una crisi nata dal dissesto dei conti pubblici e che continua ad alimentarsi dell’incertezza sul salvataggio di Atene. «I Paesi dell’area euro — ha avvertito l’Eurotower — devono come minimo onorare gli impegni di risanamento dei conti pubblici previsti per il 2011 e oltre, nell’ambito delle rispettive procedure per i disavanzi eccessivi».

L’invito è al massimo rigore possibile. Fondamentale — hanno detto dalla Bce — è precisare misure di risanamento per il 2012 e oltre, per persuadere i cittadini dell’area euro, ma anche i mercati. E occorre anche rilanciare la crescita, con riforme strutturali consistenti ed esaustive per rafforzare la competitività, la flessibilità e il potenziale di crescita a lungo termine. Lo richiede l’allarme sui mercati, con l’attacco che fra venerdì e lunedì scorso ha fatto temere per l’Italia. «I timori di una propagazione della crisi ad altri Paesi dell’area dell’euro oltre Grecia, Irlanda e Portogallo hanno continuato a pesare sul clima», ha detto la Bce riferendosi ai giorni di giugno ed evocando «aumenti dei differenziali sulle obbligazioni sovrane» anche in altri Paesi oltre a quelli già soccorsi dalla Ue e dall’Fmi. Anche se un ruolo decisivo l’ha giocato anche la fuga verso investimenti rifugio come il bund tedesco, facendone arretrare i rendimenti e di conseguenza gonfiando lo spread di Italia e Spagna.

Un quadro — rileva l’Ansa — che sembra preoccupare Eurotower. Perché anche se regge, la crescita è rallentata nel secondo trimestre. L’occupazione migliora, ma è restata al 9,9 per cento. E l’inflazione al galoppo (2,7 per cento a giugno) ha fatto dire alla Bce che occorrerà monitorare tutti i rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi.

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20 ottobre 2019

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